Duecento anni di Collodi: la moneta e la nascita del mito di Pinocchio in un mondo feroce

Una moneta da 2 euro in triplo conio diventa oggetto per collezionisti
Il burattino senza fili nascondeva le monete nel naso e poi pensò di "piantarle" nel Campo dei Miracoli, nell'illusione di moltiplicarle, per poi vedersele sottratte dai truffatori ben noti come il Gatto e la Volpe. A 200 anni dalla nascita di Carlo Lorenzini detto Collodi, una moneta speciale celebra il suo personaggio più famoso e una delle fiabe moraliste, avventurose e crudeli più famose di tutti i tempi. E' una moneta da 2 euro con conio speciale in tre versioni, con diverse scene in cui Pinocchio è protagonista, insieme ad altri protagonisti del libro di Collodi. Le monete, emesse dal ministero dell'Economia e delle Finanze e realizzate dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, sono state progettate dagli incisori Marta Bonifacio (2 euro Collodi) e Monica Ciucci (5 euro Lecce) e coniate nelle Officine della Zecca dello Stato. Ma tornando a Pinocchio. Come è stato possibile che un racconto per ragazzini, pubblicato originariamente a puntate, sia diventato mitologia mondiale nonché terza opera letteraria più tradotta di tutti i tempi (dietro alla Bibbia e al Piccolo principe)?
Il giornalista e autore satirico che non ci credeva
Pinocchio, uscito in episodi a partire dal 1881 col titolo La storia di un burattino e raccolto in volume per la prima volta due anni dopo, era considerato "una bambinata" da Collodi, che scrivendo a Ferdinando Martini, direttore del Giornale per bambini, supplemento del quotidiano Il Fanfulla, lo esortò a pagargli bene il lavoro, che si dice avesse accettato per coprire debiti di gioco. Ci teneva talmente poco, Lorenzini che poi si diede come nome d'arte Collodi, già molto attivo come giornalista e autore di storie lunghe e brevi dal tono satirico, moralista e spesso severo e acido, che fermò la storia nel punto più drammatico, l'episodio in cui Pinocchio viene impiccato fino a perdere i sensi. Il successo tributato a quegli episodi, col burattino combinaguai che attraversa un mondo feroce, in cui corruzione, truffa, imbrogli e personaggi inquietanti (il Gatto e la Volpe, Mangiafoco), gli fece considerare di riprenderne e ampliarne la storia.
Il riscatto beffardo in una fiaba cattivissima
A chi legge il libro completo di Pinocchio (pubblicato e tradotto in oltre 240 lingue e dialetti) colpisce la cattiveria della storia, la ferocia in cui Collodi, che aveva già sviluppato figure di bambini e ragazzini protagonisti di monellerie in un mondo che da un lato le puniva e dall'alto se le meritava tutte (da Giannettino all'Italia grottesca raffigurata nei suoi Un romanzo in vapore e I misteri di Firenze) immerge il burattino spinto a dare il meglio di sé per trasformarsi in bambino. Un mondo dove i grandi sono poveri e semplici, dal Mastro Ciliegia che spaventato dai lamenti del ciocco di legno che sta per lavorare lo regala, a Mastro Geppetto che lo riceve e ne fa un burattino-bimbo, in un ambiente talmente povero che Geppetto ha dipinto sul muro il fuoco per riscaldarsi e cuocere il cibo. Oppure sono imbroglioni, violenti e fanno paura. Nel mezzo ci sono le figure di salvezza, come gli interventi della Fata turchina e la funzione di coscienza del Grillo parlante. E quando nel finale Pinocchio, fra ribellioni, errori e monellerie, imparando dalle cose che gli capitano, diventa bambino, vede il se stesso di prima, di legno, con le fattezze del bimbo che è diventato, e ci ride su considerandosi "buffo". Un finale beffardo.
Le domande che restano, 200 anni dopo
Era meglio essere burattino senza fili prima, ma ribelle e fuori dalle regole, o esserlo diventato di carne ed ossa, dentro le regole di quel mondo tremendo tratteggiato da Collodi? La domanda resta, e ancora oggi stupiscono certe sequenze piuttosto crudeli, ma tutte nella tradizione delle fiabe sociali e morali che già c'erano nei racconti di Dickens e in quelli dei fratelli Grimm, spesso con bambini e bambine soli contro il mondo. Trasposto in innumerevoli film, serie tv, cartoon, edizioni letterarie, opere per il teatro, musical (ma è in arrivo al cinema un Pinocchio horror splatter che fa molto discutere), il burattino dell'autore toscano ha consegnato al mondo una serie di simboli della difficoltà di crescere: dalle bugie che fanno allungare il naso all'espressione "ridere a crepapelle", fino al Paese dei Balocchi, il luogo delle delizie che nasconde il male e gli inganni.

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