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Generazione futuro: Lorenzo Lombardi e Nicola Santi Amantini

Giovani che non aspettano il cambiamento ma lo costruiscono

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Ci presentiamo: Lorenzo Lombardi e Nicola Santi Amantini

La nostra passione e il nostro sogno condiviso è il cinema e nella vita siamo registi. Ma siamo anche autori un po' a tutto tondo, dei nostri film curiamo spesso sceneggiatura, fotografia, montaggio e tanto altro.

1. ORIGINE

Come nasce il vostro rapporto, prima di amicizia e poi professionale, sfociato nel progetto Whiterose Pictures?

“Ci siamo conosciuti più di vent’anni fa, durante un corso di cinema che si teneva proprio a San Giustino. Da lì, siamo diventati amici e abbiamo fatto il nostro primo lavoro insieme: il montaggio del ‘making of’ di un film cortometraggio. E poi è stato tutto un susseguirsi di nuovi progetti e nuovi obiettivi. Insieme ad altri amici ‘cinefili’ come noi, abbiamo prima creato un’associazione culturale: la prima iniziativa fatta è stata un cineforum. Con l’associazione abbiamo realizzato i primi cortometraggi e poi il nostro primo vero film, “Life’s But”, presentato in anteprima al PalaSport di San Giustino davanti a oltre 2000 persone. Sull’onda di quell’esperienza ci siamo avventurati in quello che poi è diventato il nostro primo piccolo ‘successo’ e un passaggio fondamentale per il nostro percorso: ‘In the market’. Proprio questo film ci ha portato poi a trasformare l’associazione in una vera e propria società di produzione e distribuzione cinematografica, perché avevamo bisogno di una struttura più solida e organizzata dietro, capace di sostenere produzioni sempre più ambiziose. Così è nata Whiterose Pictures. Che ad oggi, oltre a produrre e realizzare film, li distribuisce anche”.

2. DIFFERENZA

Qual è la differenza più grande tra il vostro modo di vedere il cinema e quello delle generazioni precedenti?

“Una delle maggiori differenze è sicuramente il fatto che siamo figli dell’era digitale. Proprio questo ci ha permesso di fare questo mestiere e di farci conoscere. L’avvento del digitale, prima nella strumentazione di ripresa e poi nella distribuzione cinematografica, con la digitalizzazione delle sale avvenuta a cavallo degli anni 2010, ci ha permesso di produrre film (con risoluzione sempre più alta) non in pellicola (abbattendo i costi di realizzazione e con una gestione più smart) e di distribuirli al cinema senza dover realizzare copie stampate in pellicola, ma in DCP. Senz’altro questo ha reso accessibile il cinema a tanti altri, oltre a noi, e all’inizio ha creato anche una sorta di ‘inflazione’ del mezzo, con tanti film in uscita e uno squilibro tra domanda e offerta, mentre oggi il sistema si è stabilizzato. Altra transizione importante, per la promozione del nostro lavoro, è stata l’arrivo dei social media, rendendo possibile pubblicizzare in larga scala, attraverso internet, a costi praticamente zero, le nostre opere, riuscendo ad arrivare a pubblici sempre più ampi. Il nostro canale YouTube ne è l’esempio, con oltre 120mila iscritti e 45 milioni di visualizzazioni. Per quanto riguarda invece il nostro stile cinematografico, ci siamo formarti pressoché assieme e il nostro ‘stile’ strizza l’occhio al grande ‘Cinema classico’ passando per la ‘New Hollywood’ fino alle contaminazioni con le nuove correnti di oggi. Amiamo Hitchcock, Tarantino, Kubrick, Lynch, Spielberg, Nolan, per citare i più famosi. Ci piace sperimentare e spaziare nei generi con il focus sempre sulla storia, adattando il linguaggio e la grammatica del cinema a supporto della narrazione”.

3. SCELTA

Qual è stata la scelta, anche non convenzionale, che ha avuto un impatto decisivo nella vostra vita professionale?

“Forse la scelta più anticonvenziale e coraggiosa è stata proprio quella di decidere di rimanere nel nostro territorio e provare a fare cinema dove è insolito e quasi impossibile farlo. Entrambi avevamo la possibilità di trasferirci a Roma, che insieme a poche altre città in Italia rappresenta il centro dell’industria cinematografica. Io, Lorenzo, studiavo cinema all’università lì, ma a un certo punto ho scelto di lasciare gli studi, tornare a San Giustino e realizzare il mio film (In the market). Non mi sentivo davvero realizzato e avevo la sensazione di non andare nella direzione giusta, di buttare via il mio tempo.

Io, Nicola a Roma avevo già costruito una rete di contatti e fatto anni di gavetta sui set cinematografici. Anche per me, però, è arrivato il momento di scegliere: restare lì oppure tornare e costruire qualcosa nel territorio dove avevamo iniziato insieme. Alla fine ho fatto la stessa scelta. Ad oggi siamo orgogliosi della scelta fatta, anche se non neghiamo di aver avuto tante difficoltà. Ma con tenacia e perseveranza, siamo andati avanti, superato ostacoli che sembravano invalicabili, e siamo riusciti a crearci una nostra realtà seria e professionale. Siamo riusciti a trasformare la nostra passione in un lavoro. Siamo anche fieri di aver creato nel tempo una rete di collaborazioni con altri professionisti, soprattutto nel territorio toscano, contribuendo a dare forma a un piccolo polo cinematografico fuori dai circuiti più tradizionali, lontano dalle ‘solite’ Roma o Milano”.

4. RESPONSABILITÀ

C’è stato un momento in cui avete capito che il vostro impegno aveva un valore anche per le altre persone?

“Forse quando abbiamo iniziato a portare il cinema nelle scuole. Collaboriamo con elementari, medie e superiori. Quando abbiamo iniziato a condividere e trasmettere questa nostra passione, questo nostro lavoro, a persone più giovani di noi. Quando abbiamo iniziato ad accompagnare nuove persone dentro questo linguaggio e vivere con loro le emozioni che il cinema riesce a generare. Abbiamo capito che ciò che avevamo costruito poteva avere un valore più grande, qualcosa da passare ad altre generazioni. Abbiamo visto come il cinema possa diventare uno strumento concreto di crescita, non solo artistica ma anche personale: può offrire un’esperienza unica per conoscersi, fare squadra, creare legami umani prima ancora che professionali. È uno spazio in cui ognuno può trovare il proprio posto. E soprattutto può diventare un’occasione di riscatto, un modo per dare voce anche a chi spesso resta ai margini, offrendo un’opportunità per esprimersi, sentirsi parte di qualcosa”.

5. COMPETENZA

Quali sono le caratteristiche e le competenze da avere per diventare registri e produttori?

“Sicuramente è fondamentale avere uno sguardo personale e interessante sul mondo e su ciò che ci circonda. Per essere registi, serve la capacità di raccontare storie in modo autentico e originale, usando al meglio gli strumenti a disposizione. Poi è importantissimo, secondo noi, avere competenze trasversali: conoscere bene tutte le fasi e i ruoli che fanno parte della realizzazione di un film e padroneggiare al meglio il linguaggio cinematografico. Oltre a questo, bisogna affiancare alle competenze tecniche sul cinema, anche una conoscenza sulla cultura in generale, semplicemente essere curiosi e interessati un po’ a tutto: musica, teatro, danza, pittura, letteratura, ma anche all’attualità. Essere sempre aggiornati. E non stancarsi mai di studiare, di osservare, di imparare cose nuove. Questo per costruire uno sguardo più ricco e ampio possibile. Per essere produttori invece è fondamentale avere una visione più organizzativa e strategica delle cose. Avere un’infarinatura anche di economia e gestione. Significa conoscere bene le proprie possibilità, anche economiche, e saperle sfruttare al meglio per realizzare un film. Un produttore deve saper intuire il potenziale di una storia o di un’idea e trasformarla in qualcosa di concreto, anche quando i mezzi sono limitati. La cosa più difficile è riuscire a distinguersi e imporsi. Il cinema è l’arte più costosa al mondo e all’inizio avere i mezzi economici e tecnici per fare la differenza è pressoché impossibile, quindi bisogna aguzzare l’ingegno. Certamente per entrambi i ruoli ci vuole tanta creatività, determinazione nel non fermarsi alle prime difficoltà, anzi saper trovare soluzioni, perché se c’è una cosa che il nostro lavoro ci insegna è che l’imprevisto è all’ordine del giorno. E soprattutto non essere troppo chiusi, ma sempre aperti agli altri, allo spirito collaborativo, perché il Cinema è un mestiere che si fa in squadra e non da soli”.

6. OSTACOLI GENERAZIONALI

Secondo voi, qual è la sfida più grande che la vostra generazione deve affrontare nel mondo del lavoro?

“Avere una sicurezza e stabilità, soprattutto economica. Nel nostro lavoro è sempre molto precaria. Nonostante noi abbiamo creato una realtà solida, non abbiamo mai una vera certezza lavorativa sul futuro. Ogni giorno bisogna rimettersi in gioco, aggiornarsi e adattarsi ai tempi in continuo cambiamento e spesso reinventarsi. Questa precarietà non è quindi solo pratica, ma anche mentale: richiede una grande capacità di resistenza e tenacia, una forte fiducia nel percorso intrapreso, anche quando le risposte non sono subito immediate e i risultati non si ottengono nel breve periodo. In generale, i giovani, oggi, hanno bisogno di sentirsi davvero supportati, anche da un sistema che spesso li abbandona invece di sostenerli. Avere più sostegno significherebbe poter fare scelte più libere e più vicine alle proprie passioni e alle proprie attitudini, senza essere costretti ad accontentarsi di percorsi che non si sentono propri. La vera sfida è riuscire a trovare un equilibrio tra ciò che si ama fare e la possibilità concreta di costruirci sopra la propria vita, di vivere di quello che ci piace. Non è affatto semplice, noi lo sappiamo, per questo ci riteniamo molto fortunati e mettiamo grande rispetto in quello che facciamo”.

7. CREDIBILITÀ

In che modo un giovane può guadagnarsi fiducia e autorevolezza in ambienti dominati da persone più esperte?

“Sicuramente con tempo e pazienza, entrando nell’ambiente in punta di piedi, con rispetto, ascoltando e con la predisposizione giusta ad imparare. E poi sicuramente dimostrando di avere voglia di fare, di lavorare, di non tirarsi indietro, di prendere l’iniziativa e non aspettare di farsi dire cosa fare. Molto importante è dimostrare di essere affidabili, anche nei dettagli e nelle piccole cose, di guadagnarsi quindi la fiducia degli altri, giorno dopo giorno. Diventare indispensabili. Dimostrare che si ha tanta passione e talento e che lo si vuole mettere a disposizione, con umiltà, certamente, ma anche con tanta determinazione. Perché ogni tanto anche un po’ di sana ‘arroganza’, per farsi notare, per far vedere che valiamo qualcosa, non guasta. All’inizio essere credibili è molto arduo, perché non hai alle spalle un curriculum, dei riconoscimenti e per entrare nelle grazie dei ‘più esperti’, forse il modo giusto è utilizzando le innovazioni, i nuovi mezzi a disposizione, che magari loro non conoscono o non sanno padroneggiare. Riuscire a portare a compimento le loro idee con mezzi che loro non si sarebbero neanche sognati di utilizzare, dimezzando i tempi e amplificando la resa”.

8. FALLIMENTO

Vi è mai capitato di fallire in dei progetti e cosa avete imparato da questa cosa?

“Certamente e il botto è sempre grande, specie se sei all’inizio e non hai le spalle coperte. Abbiamo investito budget su film non nostri, sperando di poter avere ritorni economici che invece non ci sono stati, quindi abbiamo dovuto sopperire al deficit di tasca nostra, con alle volte anche finanziamenti che ci sono voluti anni a restituire. Abbiamo allora deciso che non vale la pena rischiare su un cavallo non nostro e che se vogliamo rischiare, tanto vale scommettere su di noi, come autori, individualmente o in coppia. Altro importante insegnamento lo abbiamo avuto quando abbiamo aperto la nostra accademia, dove insegnavamo oltre 50 corsi diversi, avevamo un cinema privato, teatri di posa, sale prove e d’incisione. Lì ci siamo fatti un po' prendere la mano e abbiamo fatto il passo più lungo della gamba. Sapevamo che per i primi anni sarebbe stata dura guadagnare e abbiamo stretto i denti, ma oltre a quello eravamo completamente assorbiti dalla gestione delle attività della stessa e quindi avevamo messo da parte la nostra creatività e i nostri progetti personali. Avevamo perso un po' il focus di quello che volevamo veramente fare. Quando nel 2019/20 è arrivato il Covid, siamo stati costretti a chiudere e quello che poteva sembrare il nostro più grande fallimento si è rivelato poi essere la nostra più grande fortuna. Abbiamo costruito e aperto nuovi studi, molto più piccoli, ma efficienti. Ci siamo rimessi in carreggiata e da lì, senza distrazioni la nostra produzione e distribuzione cinematografica è rifiorita. Da quell’anno siamo cresciuti esponenzialmente proprio perché avevamo tolto il surplus e ci siamo concentrati su quello per il quale eravamo portati. Riassumendo, gli insegnamenti sono stati: credi e scommetti sempre su te stesso e mai tenere i piedi su due staffe, concentrati su una e una sola via”.

9. VISIONE

Cosa c’è nel futuro di Lorenzo e Nicola, ma anche in quello di Whiterose Pictures?

“Ci auguriamo che ci sia sempre di più cinema: farlo e viverlo, ogni giorno. Adesso siamo in fase di post-produzione del nostro nuovo film, ‘Tic, Toc’, che abbiamo finito di girare da poco, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili, Regione Umbria e i Comuni della Zona Sociale 1 (con Città di Castello come comune capofila). Il film narra di un hotel sospeso nel tempo dove diverse esistenze si trovano intrappolate in un loop temporale a combattere coi propri conflitti interiori, aspettative sociali e limiti invisibili che ne condizionano le scelte fino a quando qualcuno si troverà a compiere una scelta decisiva: restare fermo o trovare il coraggio di cambiare. Parallelamente siamo in produzione con altri due progetti e film con le scuole, iniziative promosse da Ministero della Cultura italiano e Ministero dell’Istruzione e del Merito, che saranno ultimati entro l’estate. Come obiettivi più a lungo termine abbiamo nel cassetto il sequel di In the Market e di Alla ricerca di Rose”.

10. Eredità

Tra dieci anni, cosa sperate che le persone ricordino di voi e delle vostre azioni?

“Ci piace pensare di poter essere un piccolo esempio, perché se si crede fermamente in un desiderio, in sogno o in un progetto, ovunque si sia o partendo dal basso, lo si può realizzare. Noi oggi siamo orgogliosi di non esserci snaturati, di aver mantenuto le nostre origini, fra familiari e amici, in un ambiente che ci fa stare bene e di poter aver trasformato un ‘hobby’, la passione per il cinema, nel nostro lavoro. Ci piace pensare che fra qualche anno ci possano definire come ‘Quei due matti che hanno portato il Cinema in Valtiberina’. A parte gli scherzi, che si ricordino, più che di noi, dei nostri film. E speriamo che questi dieci anni siano ricchi e proliferi”.

Redazione
© Riproduzione riservata
06/05/2026 07:37:18


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