Rubrica Lettere alla Redazione

La Diga di Montedoglio per molti é solo un "catino" per la produzione di acqua da vendere a tutti

Gradi: da Arezzo alla Valdichiana, dall'Umbria al Trasimeno, senza alcun ritorno per la Valtiberina

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Buongiorno, Vi scrivo per fare alcune considerazioni sullo sviluppo e valorizzazione del lago di Montedoglio.

Nella stampa si fa riferimento a "un iter avviato nel (lontano) 2017 con l'adesione di quattro comuni Sansepolcro, Anghiari, Caprese Michelangelo e Monterchi ad un apposito bando regionale, presumo di quegli anni. Proposta di progetto scrivi "approvata nel luglio del 2025" , poi adottato dai quattro consigli comunali, mentre ora è in atto il momento delle controdeduzioni e osservazioni.

Nei giornali si evince un'idea di pista cicloturistica che dal lungotevere costeggia poi il lago.

Da ex amministratore di Pieve Santo Stefano per 18 anni, da organizzatore di più eventi legati al tema "lago di Montedoglio" mi trovo a voler intervenire.

Innanzitutto parliamo di un progetto che nascerebbe 10 anni fa, ovvero ere fa, se ragioniamo politicamente ed economicamente, da una idea di 4 comuni di cui uno nemmeno rivierasco (Monterchi non confina col lago...) mentre non fu interessato - ed a tutt'oggi non è stato coinvolto - il Comune di Pieve Santo Stefano nel quale il Lago insiste nel suo territorio per quasi il 90%.

Già questo dovrebbe far riflettere i comuni suddetti, le cui attuali amministrazioni sono ben diverse da quelle di allora.

Ma è soprattutto l'ingenuità apparente di questo tipo di progettualità e della sua approvazione dai vari consigli comunali che fa pensare, fa riflettere.

Tutto appare anacronistico, alla luce dei fatti e dell'utilizzo che viene e verrà fatto del lago, ovvero un "catino" di produzione di acqua che verrà venduta a tutti, da Arezzo, alla Valdichiana, all'Umbria, al lago Trasimeno, senza alcun ritorno per la Valtiberina.

A seguito del recente collaudo l'Ente preposto interregionale EAUT, in concorso con le regioni Umbria e Toscana, ha previsto tante cose ma nulla che riguardi le coste, i comuni rivieraschi, gli alvei fluviali che vi insistono, Tevere in primis, la gestione, pulizia, controllo delle rive ecc.

Ad esempio si deve sapere che EAUT letteralmente "venderà" oltre 140 milioni di metri cubi d'acqua all'anno, ovvero l'intera capienza del lago a regime. Logicamente si prevede che piogge e fiumi provvederanno a riempire continuamente il bacino, ma è di tutta evidenza che, soprattutto nei momenti di massima siccità, il lago si ridurrà a poco piu' di una grossa pozzanghera, come è successo in questi ultimi anni. 

Non sono stati previsti dei limiti di captazione ad esempio in relazione alla coste, non sono state previste ripuliture delle sponde, ancora insistono centinaia di alberi che spuntano dalle acque, mai tagliati, cosi' come risulta ormai evidente il progressivo interrimento della parte nord del lago, dove si innesta il Tevere, per non parlare, se non di frane, degli evidenti avvallamenti delle strade provinciali che costeggiano l'invaso.

Tutti questi argomenti NON sono stati tenuti in considerazione da EAUT che si occupa solamente di quello che succede dalla diga in giù, come peraltro da mandato politico comandato dalle regioni.

Ed ecco allora che appare sinceramente anacronistico l'entusiasmo di fronte a un progetto, un'idea che non tiene minimamente conto di tutto ciò, completamente sorpassata da fatti e da decisioni politiche calate sulla testa della Valtiberina senza alcun nostro interessamento.

RItengo che, prima di fare progetti fuori tempo massimo e voli pindarici si dovrebbe richiedere con fermezza un forte confronto politico sulle scelte di fondo, contrattando al massimo per ottenere che gli interessi della Valtiberina, della sua popolazione ma anche del suo ecosistema (che poi è di tutti) vengano tutelati.

A titolo esemplificativo:

- destinare una quota della vendita dell'acqua alla sistemazione/pulitura/manutenzione dell'alveo, che attualmente diventa una vera e propria "fangaia" a fine estate se non prima.

- Prevedere la raccolta e vendita del materiale portato dal Tevere che sta rapidamente ostruendo la zona nord del lago. Materiale che potrebbe anche costituire un ritorno economico da utilizzare sui territori attorno al lago.

- Richiedere alla regione Toscana un preciso impegno per la sistemazione a monte di tutte le briglie dei vari fiumi che confluiscono sul lago (Tevere, Singerna ecc.).

- destinare ai comuni rivieraschi il ricavato della produzione di energia elettrica che viene sviluppata dalla diga, per investimenti turistici.

- Richiedere, prima di una pista cicloturistica che non sapremmo nelle attuali condizioni dove dovrebbe passare, una forte manutenzione di tutte le strade provinciali che costeggiano il lago le quali, opportunamente sistemate con una apposita corsia, già da sé potrebbero costituire una perfetta pista ciclabile.

- Pretendere un limite di captazione non solo in metri cubi, ma anche un limite fisico geografico che non sposti le rive oltre un determinato punto. 

Si pensi ad esempio al centro velico che in certi anni di secca si vede "spiaggiare" le barche nel fango, con  il limite della riva che si sposta a centinaia di metri dall'approdo.

Personalmente ritengo che i termini esatti della questione siano quelli che ho elencato, non voli pindarici e progetti di 10 anni fa senza alcun aggancio con il territorio e i problemi reali del lago.

 

Cordiali saluti.

Luca Gradi

Redazione
© Riproduzione riservata
18/06/2026 13:40:23


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