Prezzi troppo bassi, gli agricoltori aretini sono allo stremo

Dindalini, Cia: "Il valore delle produzioni non può essere scaricato su chi le produce"
C'è chi lavora un anno intero, affrontando costi di produzione in costante aumento, eventi climatici sempre più estremi, burocrazia e rischi d'impresa, per poi vedersi riconoscere un prezzo che, nella migliore delle ipotesi, copre appena le spese sostenute. È il grido d'allarme che arriva dalle campagne aretine e che Cia Agricoltori Italiani Arezzo raccoglie ogni giorno attraverso le testimonianze dei propri associati.
Il comparto ortofrutticolo è tra quelli che stanno pagando il prezzo più alto di questa situazione. Energia, carburanti, manodopera, irrigazione, fertilizzanti, mezzi tecnici, imballaggi e trasporti continuano a incidere pesantemente sui bilanci aziendali, mentre il valore riconosciuto ai produttori resta sostanzialmente fermo da anni. Il risultato è un margine economico sempre più esiguo, spesso insufficiente persino a garantire la sopravvivenza dell'impresa.
A raccontare questa realtà è Vincenzo Boldi, imprenditore agricolo della Valdichiana, produttore di ortaggi e cereali.
"In agricoltura non esistono più margini di guadagno. L'anno scorso il gasolio costava circa 70 centesimi al litro, oggi il prezzo è praticamente raddoppiato. Tutti i costi di produzione sono aumentati, mentre il prezzo riconosciuto ai nostri prodotti è rimasto quello di anni fa. Così non ce la facciamo più. Cerchiamo di produrre qualità, investiamo per rispettare tutte le regole e offrire il meglio ai consumatori, ma alla fine lavoriamo senza reddito. Ho una famiglia da mantenere: non posso continuare a lavorare per andare in pari. Se questa situazione non cambia, molte aziende saranno costrette a chiudere".
Una testimonianza che, secondo Cia Arezzo, rappresenta il sentimento di centinaia di imprenditori agricoli.
“Non è più accettabile – afferma il direttore di Cia Arezzo, Massimiliano Dindalini – che l'anello più debole della filiera sia proprio chi produce il cibo. Agli agricoltori vengono richiesti standard qualitativi elevatissimi, sostenibilità ambientale, innovazione, investimenti e tracciabilità, ma tutto questo non trova alcun riconoscimento economico nel prezzo pagato all'origine. È un modello che non può reggere ancora a lungo”.
Per Cia Arezzo il problema non riguarda soltanto il reddito delle imprese agricole, ma la tenuta stessa del sistema agroalimentare. Quando le aziende lavorano in perdita si riducono gli investimenti, si scoraggia il ricambio generazionale e si mette a rischio la capacità del territorio di continuare a produrre cibo di qualità.
“Se il prezzo riconosciuto al produttore non copre i costi di produzione – prosegue Dindalini – non siamo di fronte a una normale dinamica di mercato, ma a uno squilibrio che penalizza chi crea valore. È indispensabile riequilibrare la distribuzione del valore lungo tutta la filiera, perché oggi tra quanto viene pagato all'agricoltore e quanto spende il consumatore esiste un divario che non trova giustificazione”.
Per questo Cia Arezzo ritorna alla carica e chiede un intervento deciso di tutte le istituzioni, affinché vengano rafforzati gli strumenti di contrasto alle pratiche commerciali sleali, aumentata la trasparenza nella formazione dei prezzi e garantito il principio secondo cui nessun prodotto agricolo possa essere acquistato al di sotto dei costi effettivi di produzione.
“Difendere il reddito degli agricoltori – conclude Dindalini – significa difendere il futuro della nostra agricoltura, la sicurezza alimentare, il presidio del territorio e la qualità delle produzioni. I consumatori pagano già i prodotti a prezzi elevati, ma di quel valore non arriva nulla alle aziende agricole. È su questa evidente distorsione della filiera che occorre intervenire con urgenza. Gli agricoltori chiedono di poter vivere del proprio lavoro e di ricevere un compenso equo per ciò che producono”.
Di qui l’annuncio dell’iniziativa promossa da Cia Arezzo e rivolta a tutti i comuni della provincia, con l’obiettivo di coinvolgere le amministrazioni locali in un percorso condiviso di sostegno all’agricoltura, valorizzazione delle produzioni territoriali e tutela del vero Made in Italy.
La campagna di sensibilizzazione prevede l’approvazione di un ordine del giorno volto a promuovere una riflessione collettiva sul ruolo strategico dell’agricoltura non solo come settore economico, ma come presidio fondamentale del territorio, dell’ambiente, della sicurezza alimentare e dell’identità culturale delle comunità locali.
L’approvazione dell’ordine del giorno rappresenta anche un importante strumento di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, chiamati a conoscere il valore del cibo, la storia e il lavoro che si trovano dietro ogni prodotto agricolo, e l’importanza di scegliere consapevolmente produzioni di qualità, sostenibili e legate al territorio.
Con questa iniziativa Cia Agricoltori Italiani Arezzo vuole aprire un confronto permanente con le amministrazioni comunali e con le comunità locali, affinché la difesa dell’agricoltura diventi un impegno condiviso e una priorità per il futuro dei territori.

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