Torrente Carpina: la sicurezza idraulica non si ottiene cancellando la natura dei fiumi

Legambiente Umbria: verifiche sugli effetti ambientali e idraulici degli interventi
Un torrente naturale trasformato in un canale rettilineo, con alveo e sponde profondamente rimodellati. È quanto documentano le immagini del torrente Carpina, poco a monte della confluenza con il Tevere, dove gli interventi di sistemazione idraulica sollevano forti preoccupazioni per la tutela della biodiversità e per le possibili conseguenze sulla dinamica delle acque.
Il tratto interessato rappresenta un'importante area di riproduzione per diverse specie ittiche del Tevere, in particolare barbi e cavedani, che risalgono il torrente per deporre le uova. Proprio per questa funzione ecologica, il tratto è interdetto alla pesca sportiva. La rettificazione dell'alveo, l'alterazione dei fondali e la semplificazione degli habitat rischiano ora di compromettere un ambiente prezioso per l'equilibrio dell'ecosistema fluviale.
«Si continuano a trattare i fiumi come canali di scolo, dimenticando che sono ecosistemi vivi e complessi», dichiara Marco Pippi, referente per gli ecosistemi acquatici di Legambiente Umbria. «La sicurezza delle persone e dei territori è una priorità indiscutibile, ma non può diventare la giustificazione per interventi che cancellano habitat naturali e aree fondamentali per la riproduzione dei pesci. Rettificare un corso d'acqua, eliminare la vegetazione delle sponde e accelerarne il deflusso non significa ridurre il rischio idraulico: può invece favorire l'erosione, aumentare il trasporto di sedimenti e trasferire le criticità più a valle, in questo caso verso il Tevere».
Legambiente Umbria richiama la necessità di superare una gestione dei corsi d'acqua basata su interventi localizzati e prevalentemente emergenziali, privilegiando una pianificazione di bacino che integri prevenzione del rischio, manutenzione selettiva, conservazione degli habitat e soluzioni di ingegneria naturalistica.
«Non siamo contrari agli interventi necessari alla sicurezza idraulica, ma chiediamo che siano tecnicamente motivati, ecologicamente sostenibili e valutati per gli effetti sull'intero corso d'acqua», prosegue il rappresentante di Legambiente Umbria. «Sul Carpina è necessario verificare le conseguenze sulle aree di riproduzione della fauna ittica, sulla stabilità dell'alveo e sul trasporto dei sedimenti fino alla confluenza con il Tevere. Non possiamo continuare a intervenire sui fiumi come se ciò che accade a monte non avesse conseguenze a valle».
Legambiente Umbria chiede agli enti competenti di rendere disponibili le valutazioni tecniche e ambientali che hanno accompagnato i lavori e di verificare gli effetti dell'intervento sull'ecosistema acquatico e sulla sicurezza idraulica.
«La vera prevenzione non consiste nel far scorrere l'acqua il più velocemente possibile, ma nel restituire ai fiumi, dove possibile, la loro funzionalità naturale. Difendere la biodiversità non è un ostacolo alla sicurezza: è parte della soluzione», conclude l’associazione.

Commenta per primo.