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Pronta l'invasione inglese alla notte degli Oscar

A più di 200 anni dalla guerra di indipendenza, una sorta di riconquista dell'America dal punto di vista artistico

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A più di 200 anni dalla guerra di indipendenza, quasi a volersi prendere la rivincita, gli inglesi si preparano a riconquistare l'America, almeno da un punto di vista artistico. L'invasione degli inglesi alla notte degli Oscar , domenica prossima, infatti è già una realtà, indipendentemente da chi porterà a casa la statuetta, visto che uno dei dieci film candidati (che è anche il superfavorito), Il discorso del Re, racconta proprio la storia inglese, mentre fra gli attori è data per certa la vittoria di Colin Firth e Christian Bale, per le categorie migliore attore protagonista e non protagonista. Il primo interpreta appunto re Giorgio VI, affetto da gravi problemi di balbuzie nella pellicola di Tom Hooper (altro inglese candidato fra i migliori registi) che ha già permesso all'attore di conquistare il Sag Award, il Globo d'oro e il Bafta Award. Manca solo la vittoria agli Oscar ma è praticamente solo questione di tempo. Bale, dal canto suo, ha ricevuto gli stessi riconoscimenti nella categoria miglior attore non protagonista per il suo ruolo, al fianco di Mark Wahlberg, in The Fighter dramma sulla boxe in cui interpreta Dicky, un pugile fallito che aiuta il fratello a diventare campione del mondo dei pesi welter leggeri. E' inglese anche Helena Bonham Carter che potrebbe vincere come miglior attrice non protagonista per il ruolo della Regina Elisabetta, moglie di Giorgio, ne Il Discorso del re, ma i bookmakers non danno la sua statuetta così certa. A batterla potrebbe essere Melissa Leo per The Fighter. Il fattore più indicativo per la vittoria dei due attori inglesi sembra essere la conquista del Bafta Award, il premio conferito ogni anno dalla British Academy ai migliori attori e registi del cinema e della televisione d'oltremanica. Da quando nel 2000 la cerimonia di consegna del premio è stata spostata a poche settimane prima della notte degli Oscar , è sempre stata in grado di anticipare i vincitori delle statuette. Basti dire che l'anno scorso 12 dei 18 vincitori del Bafta Award hanno poi trionfato al Kodak Theatre di Los Angeles.

Nel 2007 la sfera di cristallo dei critici inglesi è stata infallibile: il cento per cento degli attori vincitori del premio britannico hanno ricevuto anche l' Oscar . Le due giurie sono state in disaccordo solo sul miglior film: a Londra è stato premiato l'inglesissimo The Queen di Stephen Frears, a Los Angeles The Departed di Martin Scorsese. Del resto nessuno è perfetto. Da quando nel 1929 George Arliss è stato il primo attore inglese a vincere il premio dell'Academy con il film Disdraeli, a Hollywood è cominciata l'invasione britannica. Nell'edizione degli Oscar 1991 il miglior attore è stato il gallese Anthony Hopkins con Il Silenzio degli Innocenti, l'anno successivo è toccato ad Emma Thompson, nata nel londinese quartiere di Paddington. L'accento inglese sembra negli anni aver fatto colpo sul cinema di Hollywood: da Keira Knightley a Robert Pattinson, da Emma Watson a Andrew Garfield, che non solo ha recitato nel film di David Fincher Social Network, ma ha anche conquistato la parte di protagonista nel prossimo episodio dell'Uomo ragno, The amazing Spiderman. Una spiegazione della progressiva conquista degli attori inglesi del mercato hollywoodiano potrebbe stare nella loro eccellente preparazione tecnica. In un recente articolo pubblicato dal sito nymag.com l'agente cinematografico Louise Ward ha sottolineato come in Inghilterra il mestiere dell'attore venga studiato con precisione maniacale e come per i ragazzi inglesi ''iscriversi ad un corso di recitazione sia una cosa naturale come giocare una partita di calcio''.

Redazione
© Riproduzione riservata
27/02/2011 06:56:30


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