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Sansepolcro citta’… morta? No, malata con necessita’ di cure urgenti

Una crisi a livello economico e di accoglienza

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“Sansepolcro è in piena crisi”, o addirittura: “Sansepolcro è una città morta”. Lo sentiamo ripetere spesso, più dai biturgensi che da gente di fuori, perché ovviamente solo chi ci vive può conoscere alla perfezione le dinamiche di una città che, essendo stata fino a una trentina di anni addietro la forza motrice dell’economia di vallata, garantiva stipendi e benessere non solo ai suoi abitanti, ma anche al vicinato. Chi allora ripete che il Borgo non è più come prima ha senza dubbio ragione; che poi lo dica con rabbia, con dispiacere o con nostalgia (ma alla fine c’è un pizzico di tutti questi sentimenti), poco conta: è in effetti la verità lampante che balza agli occhi, al solo vedere gli spazi vuoti e freddi di luoghi nei quali un tempo il commercio andava a mille. Una crisi a livello economico e di accoglienza. Quanto c’è di imponderabile e quanto invece di responsabilità oggettiva da parte degli stessi biturgensi, che a mio avviso tendono ancora a vivere di ricordi senza rendersi conto che quel mondo “fatato” di alcuni decenni fa non esiste più? Personalmente, non credo che la città di Piero della Francesca sia “morta”; semmai – questo sì – è una città “ammalata” che necessita di cure immediate, perché negare l’evidenza asserendo che non vi siano problemi sarebbe una grossa falsità. E quando si parla di crisi di una città, è limitativo pensare al solo centro storico, anche se a persone come il sottoscritto – nate e cresciute nel luogo di origine – fa una certa impressione vedere tante vetrine abbassate in un corso come quello di via XX Settembre, che ai tempi d’oro un sondaggio aveva classificato fra le prime dieci vie più belle della Toscana per lo struscio e per le ribattezzate “vasche” - ovvero il passeggio tardo pomeridiano con percorrenza continua fra un punto di partenza e uno di arrivo – inserendo fra le voci di questa valutazione anche l’accoglienza della città e la qualità dei suoi negozi. Ma il mondo cambia: l’avvento della grande distribuzione e di internet hanno stravolto il commercio, anche se tanti esercenti non si sono forse resi conto di questo cambiamento, continuando a lavorare come hanno sempre fatto, senza sapere che in questo modo la loro uscita di scena sarebbe stata sicura. È bene comunque tenere presente che dentro il centro storico si muove soltanto il 10% della nostra economia, perché il grosso sta nelle zone industriali. Già, le nostre zone industriali; in un Comune come Sansepolcro, che al 31 dicembre 2019 contava 15760 abitanti (ne ha persi 620 nell’arco di dieci anni), ve ne sono quattro: Alto Tevere, Santafiora, Fiumicello e Trieste, anche se due di esse – Alto Tevere e Santafiora – sono praticamente attaccate, ma tutte con pochi servizi, in evidente stato di degrado e con progetti di riconversione che sono rimasti sempre in un cassetto. In questo caso, la congiuntura economica non c’entra, perché è il risultato della miopia politica: zone industriali come queste non erano di certo attraenti per gli imprenditori di fuori che volevano investire qui (ci sarebbero da ricordare anche i salatissimi prezzi dei terreni) e mettono in difficoltà anche le 4-5 realtà produttive in espansione, dal momento che per la loro crescita necessitano di servizi innovativi. Nonostante le ripetute promesse, poi, l’agognata acqua nella zona industriale ancora non è arrivata. Come non esistono progetti per incentivare i giovani ad aprire nuove aziende o per cercare di venire incontro a coloro che sono in difficoltà; anzi, si attua una sorta di caccia alle streghe nei confronti di chi fa impresa con multe e sanzioni, giustificando questo comportamento con la classica frase: “Paghiamo tutti per pagare di meno”. Ma mi chiedo: che fine fanno (o faranno) le risorse raccolte con le varie sanzioni (si mormora di circa due milioni di euro) negli ultimi 4-5 anni, dato che di investimenti nel territorio non se ne vedono? A meno che, come sempre accade in circostanze del genere, quando si avvicina la fine di un mandato i soldi “magicamente” si trovino per fare tutto. Ciò che mi dispiace è che, quando si parla di crisi, ci si dimentica di un settore fondamentale per l’economia locale, l’artigianato. Un’attività commerciale quando chiude i battenti si nota subito, mentre un azienda artigianale spesso rimane nell’anonimato. Di loro, nessuno se ne accorge (o forse lo sanno in pochi) e il pericolo cui si va incontro è che alla fine la cessazione di un’attività artigiana in proprio si trasformi anche nella scomparsa di un mestiere, di tradizioni e di cultura. Riprendendo il tema relativo a centro storico e al commercio, oltre alle motivazioni già espresse c’è anche una crisi generazionale fra le cause più importanti che agiscono sulle dinamiche di un comparto nel quale l’operazione chiave deve essere quella di un cambiamento di mentalità e di approccio con il cliente, o con il potenziale cliente. Vedere il corso principale di Sansepolcro semivuoto nelle ore serali è deprimente: pochissime persone, perlopiù di passaggio spesso anche frettoloso, in un contesto nel quale gli “affittasi” e i “vendesi” sono sempre più all’ordine del giorno. Se dunque sullo stesso posto il pienone non c’è più, vuol dire però che oltre alla crisi vi sono anche altri fattori. Fra i principali, ce n’è uno che in molti mi ripetono a mo’ di ritornello: “Ma cosa vado a fare al Borgo, se in città c’è poco o nulla a livello di movimento e di eventi?”. In effetti questa è la verità, anche se non vorremmo se – come il cane che si morde la coda – un aspetto diventasse la causa dell’altro e viceversa. Come è verità che, da sempre, a Sansepolcro di grandi eventi si parla molto senza mai arrivare a un qualcosa di concreto e quei pochi tentativi che si stavano rivelando azzeccati sono stati puntualmente affossati dai “soliti noti”, per cui il risultato finale è stato soltanto uno: tolti Fiere di Mezzaquaresima e rievocazioni storiche di settembre, si va avanti con iniziative improntate sul filone del “mangia e bevi”, rivolte solo alla collettività locale. Piero della Francesca è sicuramente un volano per il turismo culturale e siamo orgogliosi sia di avergli dato i natali che di poterlo avere come “ammiraglio” della nostra città (non dimentichiamoci comunque di Luca Pacioli e anche di altri personaggi del passato originari di Sansepolcro), ma non può essere - da solo – la soluzione dei problemi di un turismo che manca di stanzialità. Oltre trenta anni fa, il sottoscritto (vedi mie pubblicazioni) e altre persone che la pensavano alla stessa maniera parlavamo della cosiddetta “Via dei Musei”, quando ancora era attiva la sezione distaccata del tribunale a Palazzo Pretorio. Oggi, questa sezione non c’è più e quindi siamo davanti a un contenitore vuoto, di proprietà comunale, il progetto diverrebbe veramente fantastico. Il progetto che avevamo (e che tuttora) abbiamo in mente sarebbe il toccasana per un’offerta turistica e culturale di qualità, ovvero la realizzazione di tanti piccoli musei di settore, che riqualificherebbero in automatico l’intera area. L’organizzazione di 3-4 eventi di forte spessore, in grado di richiamare migliaia di persone, sarebbe sicuramente un altro grande toccasana per il commercio e tutta l’economia locale, a patto che i nostri esercenti mettessero in mostra tutta la loro bravura nel proporre la relativa mercanzia nel miglior modo possibile. Poi, sul piano dei servizi, diversi sono gli accorgimenti da adottare: per esempio, i servizi igienici 24 ore su 24. È una carenza che Sansepolcro lamenta e che potrebbe aiutare anche a risolvere il problema delle cattive abitudini notturne di chi espleta i bisogni fisiologici dove gli capita, fermo restando che continuerebbe pur sempre a esistere una categoria a parte: quella dei vandali di principio, ai quali puoi mettere a disposizione un bagno anche ogni dieci metri; non lo utilizzerebbero per il puro gusto di sporcare, quasi come se lo facessero per spregio. Torniamo per l’ennesima volta al tema portante: Sansepolcro città morta, oppure città malata da curare. Mi capita a volte di constatare come investimenti promozionali di indubbia efficacia possano produrre i ritorni auspicati: il caso più classico sono quelli fatti da tanti comuni della nostra Regione e della vicina Umbria. Non si può più sentire dalla parte pubblica il ritornello “i soldi non ci sono” e poi si trovano per fare delle “bischerate”, come non ci possiamo sempre aspettare che sia la parte privata a risolvere i problemi. Nella nostra valle scontiamo anche una penalizzazione non indifferente dal punto di vista infrastrutturale: una E45 con cantieri perenni e una E78 che ultimamente è scomparsa dai radar. Non si parla più nemmeno di progetti per il tratto altotiberino, dopo anni e anni di litigate perché nessuno voleva il tracciato sul proprio territorio e la ferrovia è stata chiusa. Ovviamente, paghiamo il fatto di essere un territorio di confine che alla Regione Toscana è sempre interessato poco (ad esclusione di questi ultimi mesi, dove, dopo quattro anni di isolamento, in vista delle elezioni arrivano un po’ di spiccioli) e parlare quindi di infrastrutture è pura utopia (non dimentichiamoci che ci sono voluti dieci anni per iniziare i lavori alla diga di Montedoglio). Una situazione del genere incide sul turismo, ma soprattutto sull’economia: non vorrei che, specie per la E78, avessimo perso quasi venti anni fa la grande occasione. Credo allora che la “malata” Sansepolcro debba essere curata e per tempo, poiché andando avanti di questo passo rimarrà soltanto Piero della Francesca con le sue opere; il Borgo assumerà sempre più i connotati di una città dormitorio e – spero di sbagliarmi – in questo contesto problemi quali alcol, droga e criminalità potrebbero aumentare in misura esponenziale. Da “borghese” vedere la mia città in queste condizioni mi fa male e quindi mi sento di lanciare un appello a quella parte “sana” della città, ognuna con le proprie forze, per mettersi al lavoro con idee e progetti, facciamo il pieno di “benzina” nella nostra “Ferrari”, perché Sansepolcro è una città con delle potenzialità enormi.      

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
24/02/2020 15:53:48

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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