Opinionisti Punti di Vista

Ma cosa si fa per i giovani di Sansepolcro?

Sono loro il nostro futuro, ma di opportunità ve ne sono molti poche in città

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Sansepolcro è una città che purtroppo evidenzia al momento mille problematiche: rischiamo persino di diventare noiosi se ricordiamo che la ex “locomotiva economica” della vallata sta attraversando una crisi piuttosto marcata, specie nei comparti del commercio e dell’artigianato; che il degrado sta interessando alcune parti del centro storico e della periferia e che la microcriminalità tende ad aumentare e non certo a diminuire. Ma fra gli argomenti completamente trascurati negli ultimi anni c’è anche quello delle politiche riguardanti i giovani; a voler essere “andreottiani” nel modo di pensare, bisognerebbe dire che Sansepolcro è un Comune ad alta percentuale di anziani – o comunque di ultra 65enni - e a bassa porzione di giovani, per cui il bacino sul quale lavorare a fini elettorali sarebbe stato subito individuato e credo alla fine di non aver sbagliato valutazione. Ma i giovani ci sono e rappresentano il nostro futuro, per cui non bisogna far finta che non esistano; in secondo luogo, i giovani non sono tutti vagabondi, drogati, maleducati e dediti al bere. Anzi, esistono anche a Sansepolcro ragazzi dotati di capacità, talento e giusta determinazione nel fare carriera. Sono i classici cervelli da… esportazione, nel senso che per le loro ambizioni l’amato Borgo diventa all’improvviso troppo stretto. Così stretto che fin da quando intraprendono il percorso di studi, sanno già che nel luogo di origine dovranno tornarci per far visita a genitori, parenti e amici. E questo perché Sansepolcro non può offrire le opportunità professionali da loro desiderate, ma questa è pur sempre una categoria di giovani molto limitata a livello di percentuale numerica. Nel senso che non costituisce la maggioranza ed esula quindi dal tema che voglio affrontare in questo numero. In tutte le città, non soltanto quindi a Sansepolcro, mancano spazi e luoghi per i giovani. Nessuno purtroppo scommette o investe su di loro, sul loro enorme potenziale, come se insomma a essi non venisse dato credito. Anzi, se spesso in un luogo pubblico si ode il suono di uno strumento, cominciano a levarsi proteste e c’è il rischio che vengano cacciati dalle forze dell’ordine. Eppure, posso garantire che vi sono ragazzi vogliosi di mettersi al servizio della comunità, a patto però che la città offra loro le giuste occasioni, altrimenti anche per loro – così come per quelli in carriera – la prospettiva si chiamerà emigrazione in altre città o zone nelle quali poter lavorare, risiedere, svagarsi e divertirsi. E Sansepolcro ha un’altra caratteristica ben precisa: è una città con tanta storia, arte e cultura, per cui nel suo centro storico non può ricalcare le realtà balneari del vicino Adriatico. La creatività giovanile ha subito e subisce quasi una sorta di “espulsione dalla città”: si tende a fare terra bruciata intorno ai giovani e al loro desiderio di espressione, azzerandone la voglia di “giocare” e di sperimentare momenti creativi. Il gioco è anche esternazione del senso espressivo, ma di luoghi nei quali il ragazzo possa realizzarsi in tal senso non esistono: il business prevale su tutto. Si pensa a cementificare il territorio con supermercati e villaggi della moda, perché la società di oggi è proiettata  verso l’economia, lo sviluppo economico e gli affari, come se il gioco fosse un qualcosa di superfluo, quando invece è parte essenziale della nostra vita come altre attività. Uno spazio dedicato ai giovani può essere fonte di espressione, di manifestazione del proprio talento e di confronto aperto e artistico. Così facendo, il giovane è stato spinto contro un muretto, confinato dentro un bar e con la creatività tenuta lontana per non esercitare azione di disturbo. La città esige rispetto, ma non può trasformarsi in un dormitorio e allo stesso tempo deve creare opportunità per chi vi opera. Su una cosa i cittadini non possono e non debbono transigere: il mancato rispetto di essa. Anche nell’organizzazione degli eventi, quindi, occorre tener presenti determinati criteri che non sono né regole, né parametri, ma che hanno fondamenti di logicità: questo per sottolineare che alcuni generi di manifestazioni non possono svolgersi dentro le mura, ma si tratta soltanto di un aspetto del problema, perché i giovani hanno bisogno anche di spazi particolari. Spazi nei quali non possano arrecare disturbo a chi vuol riposare, ma dove riescano pur sempre a mettere in moto la creatività tipica di chi vuole divertirsi rispettando le regole. Di errori in passato ne sono stati commessi diversi: uno fra i più recenti è stato quello di aver creato un piccolo anfiteatro (completamente inutilizzato negli ultimi 5/6 anni) nel bastione del Campaccio, area destinata a polo scolastico, anche se attualmente versa pure essa in condizioni di degrado. Noi siamo cresciuti al Campaccio e ricordiamo benissimo quando questa area, per un lunghissimo lasso di tempo, era stata trasformata in una sorta di piccolo villaggio sportivo con una mini-pista di atletica leggera (3-4 corsie e l’anello interno lungo appena 151 metri), con la pedana del salto in lungo, con la parte interna per il lancio del peso, con il campo di pallacanestro ubicato proprio dove ora c’è l’anfiteatro e, più in seguito, anche con il pallaio per il gioco delle bocce. La creazione dello stadio Tevere – con la pista di atletica dalle lunghezze omologate – ha soppiantato la zona del Campaccio, che negli anni ’70 è stata sede fissa di un appuntamento sportivo allora molto sentito: i Giochi della Gioventù, da noi vissuti come piccole “olimpiadi”, nelle quali sentivamo in ballo anche il prestigio della scuola alla quale appartenevamo e anche per questo motivo ci impegnavamo molto, al fine di conquistare una medaglia. I Giochi della Gioventù non avevano soltanto lo spirito di competizione: c’era in questa manifestazione anche una finalità di aggregazione ed erano anche un modo positivo per sfruttare il tempo libero. E siccome per ovvi motivi questi spazi non possono esistere in un centro storico, sarebbe importante andare a ricercare nelle immediate periferie della città un’area da destinare ai giovani e qui mi viene in mente la zona di via Bartolomeo della Gatta, la lunga bretella che collega le Forche con il quartiere di San Paolo e la frazione Trebbio. Due i vantaggi: è abbastanza vicina al centro storico ed è di facile accesso per chi proviene da fuori città. Un parco che possa permettere ai giovani di fare musica, eventi culturali e – perché no! – praticare sport che non trovano spazio da altre parti. Allo stesso tempo, questo potrebbe essere il luogo ideale per il relax di anziani e bambini, nel quale trascorrere ore piacevoli durante l’arco della giornata: peraltro, a Sansepolcro non esiste nemmeno uno spazio giochi che possa essere definito con questo nome. Essendo il nostro futuro, i giovani debbono essere tenuti in considerazione: assieme a loro, bisognerebbe creare sinergie e tavoli di lavoro, perché l’innovazione sarà la vera scommessa da vincere nel domani. È necessario allora creare per loro progetti che promuovano il lavoro collettivo e l’occupazione, favorire la nascita di “start up”, agevolare l’ingresso al lavoro con sgravi fiscali e superare quindi il precariato che stiamo vivendo di questi tempi. Dare in gestione a esterni ciò che invece potrebbe essere fatto in casa non è certo conveniente. Perché pensare che l’orto del vicino sia sempre migliore? Ma anche all’interno del centro storico si possono trovare contenitori nei quali possono ritrovarsi per discutere e confrontarsi e dove possono scaturire idee per il turismo giovanile (pensiamo ai Cammini di Francesco), ma anche dove si possono incentivare e sostenere esperienze di volontariato che abbiano per protagonisti proprio i giovani. Li vedo perfetti proprio per progetti relativi al turismo, settore da sempre definito dai nostri politici un volano economico, ma poi tutto rimane soltanto parole. Basterà guardare le decine e decine di attività in chiusura nel nostro centro storico. Ho parlato poco fa dei Cammini di Francesco: questa idea riconduce in automatico all’ambiente e quindi alla possibilità di sostenere progetti didattici nell’ambito dell’educazione ambientale, dell’educazione al suono e alla musica, dello sport, del teatro e dell’arte, della salute e delle pari opportunità e dell’intercultura. Oltre a spazi e progetti, per i giovani vi è anche la possibilità di organizzare eventi che li pongano al centro dell’attenzione; per esempio, un festival a loro dedicato, nel quale durante una settimana di svolgimento si possa parlare di sport, arte, futuro, economia, arte, politica, problemi e tanto altro. E assieme a loro coinvolgere genitori e imprenditori per parlare del loro futuro. E perché poi non trasformare gli edifici scolastici in luoghi di aggregazione, aprendoli anche nelle ore pomeridiane per esercitare presidio nel territorio e favorendo la socialità e l’amore per il bene pubblico? Ci sono città ridotte a terreno di battaglia per conquistarne l’amministrazione. La città è storicamente un luogo aperto, uno spazio che chiama da fuori e con il fuori dilata la sua anima. Vorrei che la città fosse il luogo dove i giovani trovano la loro strada. Quanti musei interattivi d’arte, musica, scienze e tecnica si potrebbero fare necessari allo sviluppo della curiosità e dell’intelligenza dei nostri bambini. Il Comune deve essere parte attiva nel sostenere i giovani, i quali devono essere coinvolti anche nelle decisioni della politica: non mi sono mai piaciuti quegli amministratori che vogliono fare i “padri padroni” della situazione, non ascoltando coloro che hanno dato loro la possibilità di andarsi a sedere nelle poltrone che contano. Voglio ricordare che fino a una trentina di anni fa c’era una maggiore fiducia nei confronti della componente giovanile, c’era anche una scuola di politica che funzionava e senza dubbio c’era anche un maggiore interesse nel giovane, ma c’era anche una concezione più nobile della politica, con la componente ideologica che prevaleva su quella utilitaristica. Un tempo vi era forse una voglia maggiore di istruire i giovani e di formarli per poi andare ad amministrare una città; adesso, tutto appare più precluso e i volti nuovi stentano a emergere. L’assenza di una scuola, la disaffezione verso la politica e la volontà finalizzata solo alla gestione del potere e alla visibilità hanno generato una sorta di “cane che si morde la coda”: come dire che i giovani non hanno stimoli e che allo stesso tempo non si avvicinano alla politica anche perché schifati da essa. E allora? I giovani non devono essere “caricati” di responsabilità politiche (di errori nel passato ne abbiamo fatti già molti) ma con le loro idee, la loro esuberanza e la voglia di fare, non si può far finta di ascoltarli e poi la politica fa come gli pare. 

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
23/10/2020 17:14:53

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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