Opinionisti Claudio Cherubini

Mario Spagnoli, antesignano della cucina pronta Buitoni

La tecnica di Mario Spagnoli coinvolse anche la fabbrica di paste alimentari Buitoni

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Se i Buitoni, almeno a dire di Giovanni Buitoni jr. nel 1922, avevano avuto tutto il merito di aver concepito, organizzato e finanziato la Perugina «nella sua attuale grandezza», gli Spagnoli ebbero un ruolo non secondario nello sviluppo dei prodotti del pastificio Buitoni. La presunzione di Giovanni era dettata sicuramente dalle circostanze e dalle sue mire di egemonia sulla Perugina, perchè in realtà non solo Luisa, ma prima il marito Annibale, e poi i figli (soprattutto Mario) svolsero un ruolo fondamentale per il successo della fabbrica di cioccolate di Perugia. Mario aveva affiancato la mamma fin dall'età di tredici anni e insieme al fratello Armando collaborò con lei negli anni difficili della prima guerra mondiale quando Luisa Spagnoli, con gli uomini al fronte, guidò da sola l’azienda e mostrò tutte le sue doti imprenditoriali. Fu per merito degli Spagnoli se la Perugina riuscì a fare profitti anche nel periodo bellico. Infatti nel 1917 anche Giovanni Buitoni, da nove alla direzione della Perugina, partì per il fronte e lui stesso nelle sue memorie rende omaggio a Luisa: «Quando venne il momento di partire, posi Revere, uomo di grande valore, a fianco di Luisa Spagnoli; in quegli anni furono loro a portare avanti l’azienda, già magnificamente avviata, continuando a registrare profitti rilevanti. […]. Tornai al lavoro nell’ottobre del 1918, pieno di energia ed entusiasmo. Ero stato assente dalla Perugina sedici mesi in tutto, e l’andamento degli affari era continuato a ritmo più che soddisfacente sotto la guida di Revere e di Luisa Spagnoli. Quest’ultima, anzi, aveva dato vita nel frattempo, per suo conto, ad una piccola impresa, che si chiamava Lana Angora. Consisteva nell’allevamento di conigli d’Angora, il cui pelo veniva usato in mille modi diversi, così come li suggeriva e li inventava l’estro della proprietaria: il successo di questi articoli così gustosi e originali, fu immediato, e oggi, sotto l’intelligente guida del figlio Mario, cavaliere del Lavoro, la Luisa Spagnoli è diventata una grandissima impresa, con un sicuro successo nazionale e internazionale».

Nel dopoguerra Giovanni Buitoni volle di fatto controllare la Perugina e minacciando il ritiro delle firme di avallo dei mutui da parte della famiglia Buitoni, liquidò i vecchi soci sottoscrivendo l’81,4% del capitale azionario e lasciò il 18,6% alla famiglia Spagnoli. Infatti nella nuova società Mario Spagnoli e i fratelli Armando e Aldo ricevettero le quote azionarie dalla madre e, nel 1923 Armando e nel 1925 Mario, entrarono a far parte anche del Consiglio di Amministrazione anche del pastificio di Sansepolcro. Mario Spagnoli aveva sostituito il padre Annibale alla direzione tecnica e si era guadagnato la stima e l'amicizia di Giovanni Buitoni, che nel 1927 divenne presidente anche del pastificio Buitoni di Sansepolcro.

Dal punto di vista professionale il ventenne Mario Spagnoli, si stava affermando a livello nazionale e nel 1926 pubblicò per Hoepli il primo manuale per la fabbricazione del cioccolato; poi nel 1928 vinse il primo premio di 10.000 lire assegnatogli dall’ENIOS (Ente Nazionale per l’Organizzazione Scientifica del Lavoro) che l’anno successivo gli pubblicò il testo scritto per il concorso L’organizzazione scientifica del lavoro nella grande industria alimentare. Come scrisse Francesco Chiapparino, «l’introduzione dell’organizzazione scientifica del lavoro alla Perugina costituisce un’iniziativa d’avanguardia nel panorama italiano. Ma l’elemento che più di ogni altro caratterizza l’esperienza dell’azienda umbra, e probabilmente le vale il riconoscimento dell’Enios, sta nell’aver applicato i criteri della razionalizzazione del lavoro ad un settore di produzioni di lusso con basso grado di standardizzazione». Poi nel 1930 Giovanni Treccani chiese a Mario Spagnoli di scrivere le voci “cioccolato” e “confetteria” per l’Enciclopedia Italiana in corso di pubblicazione. Tuttavia la preparazione scientifica di Mario Spagnoli, la sua passione per la tecnologia e la sua creatività non si fermarono alla Perugina e si estesero anche ad altre attività imprenditoriali come quelle dell’abbigliamento e dell’agricoltura dove sarà attivo dalla metà degli anni Trenta passando dall’allevamento avicolo alla produzione industriale di confezioni di angora (avviate in forma artigianale dalla madre Luisa) fino ai capi di abbigliamento marcati Luisa Spagnoli.

Ecco che allora la passione per la tecnica di Mario coinvolse anche la fabbrica di paste alimentari Buitoni e per diversi anni approfondì la ricerca sui cibi congelati e precotti. Tutto iniziò nel 1930 quando brevettò la “Scatola di cottura”, perfezionata poi nel 1935, che come spiegava il pieghevole pubblicitario era «una novità in materia di alimentazione particolarmente interessante agli escursionisti, cacciatori, ecc.». In realtà il prodotto non era destinato al mercato interno dove la riduzione dell’occupazione e dei salari reali si stava traducendo in un andamento stagnante del reddito pro capite e in una crescita molto modesta nei consumi privati e dove il consumatore era ancora fortemente legato alle tradizioni contadine di autoproduzione e con famiglie numerose, mentre la “scatola di cottura” poteva contenere soltanto due porzioni. L’economia italiana si stava indirizzando verso l’autarchia bellica e il pastificio Buitoni di Sansepolcro stava guardando al mercato estero ormai da qualche anno, ma fuori dall’Italia quasi nessuno sapeva cuocere e condire la pastasciutta. L’idea di Mario Spagnoli fu quella di permettere a chiunque di preparare un piatto di pasta gustoso e in poco tempo, anche se l’idea commerciale era più rivolta al mercato della ristorazione che a quello privato.

La “scatola di cottura” era una lattina cilindrica divisa in due scomparti corredata di un depliant che spiegava come utilizzarla in sei passaggi: 1) immergere la scatola nell’acqua in ebollizione tenendola per la cordicella; 2) fissare la cordicella coprendo con il coperchio la pentola in ebollizione e aspettare 12-15 minuti; 3) con la cordicella ritirare su la “scatola” e farla scolare «perché l’acqua dell’interno defluisca dalle valvole del fondo»; 4) togliere il tappo e rovesciare nel piatto; 5) aprire con la chiavetta l’altro scomparto e versare il condimento sopra la pasta; 6) mescolare e servire.

Presentata alla Fiera campionaria di Milano nel 1930, agli inizi del 1931 la “scatola di cottura” era regolarmente venduta in Francia (a non meno di 8 franchi l’una, raccomandava Giovanni Buitoni) e aprì la strada alla filiale francese della Buitoni aperta nel 1934. Si può ritenere che la “scatola di cottura” sia stata l’antenata della cucina pronta Buitoni che nacque negli Stati Uniti alla vigilia della seconda guerra mondiale.

A preparare il terreno per l’espansione sul mercato americano, come agli inizi degli anni Trenta per quello francese, era stato Armando Spagnoli negli anni 1937-39 e la Buitoni e la Perugina erano presenti all’Esposizione internazionale di New York, inaugurata nell’aprile del 1939. Poi dal maggio 1939 Giovanni Buitoni si trasferì negli Usa e organizzò il padiglione Buitoni-Perugina all’esposizione mondiale del 1940 di New York e per gestire i due punti di vendita-degustazione all’interno dell’area dell’Esposizione creò la Buitoni Spaghetti Inc., raccogliendo capitali  fra i personaggi più in vista della comunità italiana. Il mercato americano mostrò subito le sue enormi possibilità. Ricorda Giovanni Buitoni: «Nel padiglione si vendevano soltanto spaghetti cotti e conditi con semplice sugo di pomodoro […]. Arrivammo a servire più di trentamila porzioni al giorno: un vero oceano di spaghetti. […]. L’anno successivo, l’intervento all’esposizione si ripetè ed alla chiusura del padiglione tutto il denaro investito per l’iniziativa fu restituito ai sottoscrittori con l’aggiunta di un dividendo dei sei per cento: quasi tutti i partecipanti all’Esposizione Buitoni rimasero poi azionisti della “Buitoni Foods Corporation” che, nel frattempo, aveva cominciato a produrre spaghetti in una fabbrica di Brooklyn: la fabbrica Santoro, una vecchia fabbrica che produceva merce eccellente». Nello stesso tempo sempre a New York, nel settembre 1939, era stato aperto un negozio della Perugina nella Fifth Avenue e nell’ottobre del 1940 un ristorante Buitoni a Times Square. Quest’ultimo era «una novità assoluta», racconta entusiasta Giovanni Buitoni, un posto dove «una striscia di cuoio mobile portava gli spaghetti cotti e conditi proprio sotto la bocca, diciamo così, dei consumatori: si entrava attraverso una barriera girevole, un cancelletto identico a quello della ferrovia sotterranea, pagando venticinque cents, e una volta dentro si potevano mangiare quanti spaghetti si voleva». Il ristorante fu un grande successo che cessò nel 1960, ma a distanza di anni Giovanni Buitoni riteneva fosse stato una grave errore chiuderlo. Gli spaghetti e i sughi erano prodotti nella piccola fabbrica di Brooklyn, diretta da Giulio Chiasserini, cugino di Giovanni Buitoni che ricorda come «l’iniziativa di mettere il sugo in vasetti di vetro era assolutamente nuova [..]. Il successo fu immediato e le qualità dei sughi diventarono quattro, cinque, sei in pochi mesi. E nessuna concorrenza per vari anni» e chiosa dicendo che «questa iniziativa fu comunicata anche alla Buitoni di Parigi, che ne trasse un successo immediato, ed alla Buitoni italiana, che però non conseguì nessun risultato in questo campo».

Tuttavia fu l’inizio di un connubio tra la cucina tradizionale italiana e la necessità della produzione industriale: era la nascita della “cucina pronta Buitoni”.

Come detto Giovanni Buitoni, agli inizi del 1941, aveva fondato la Buitoni Foods Corporations per la produzione di pasta minus amid (una pasta «con l’otto per cento di proteine in più della pasta comune») e di alimenti in scatola e surgelati. Anche se la guerra creò subito grosse difficoltà, la Buitoni americana si diffuse sul mercato d’oltreoceano, tanto che quando gli americani liberarono Roma si stupirono nel trovare anche qui in Italia il marchio Buitoni.

Riferimenti bibliografici:

-         G. Buitoni, Storia di un imprenditore, Milano, 1972;

-          “Sulla bocca di tutti”. Buitoni e Perugina una storia in breve, a cura di G. Gallo, Perugia 1990;

-         V. Corvisieri, Una famiglia di imprenditori del Novecento. Gli Spagnoli da Assisi a Perugia (1900-1970), Perugia 2001;

-         F. Chiapparino – R. Covino, La fabbrica di Perugia. Perugina 1907-2007, Perugia 2008;

-         V. Corvisieri, Luisa Sargentini Spagnoli: nuovi particolari biografici, in “Proposte e ricerche”, XXXVII, 72, 2014, pp. 145-155;

-         C. Cherubini, Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione di Sansepolcro e della Valtiberina toscana, Sansepolcro 2016.

Claudio Cherubini
© Riproduzione riservata
05/08/2021 16:07:15

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo - Fin dal 1978 collabora con vari periodici locali. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale e lezioni all’Università dell’Età Libera di Sansepolcro. Ha pubblicato due libri: nel 2003 “Terra d’imprenditori. Appunti di storia economica della Valtiberina toscana preindustriale” e nel 2016 “Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)”. Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo “190 anni di Buitoni. 1827-2017” e ha organizzato un ciclo di conferenza con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni di cui ha curato gli atti che sono usciti nel 2021 con il titolo “Il pastificio Buitoni. Sviluppo e declino di un’industria italiana (1827-2017)”. Ha pubblicato oltre cinquanta saggi storici in opere collettive come “Arezzo e la Toscana nel Regno d’Italia (1861-1946)” nel 2011, “La Nostra Storia. Lezioni sulla Storia di Sansepolcro. Età Moderna e Contemporanea” nel 2012, “Ritratti di donne aretine” nel 2015, “190 anni di Buitoni. 1827-2017” nel 2017, “Appunti per la storia della Valcerfone. Vol. II” nel 2017 e in riviste scientifiche come «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere, su «Notizie di Storia», periodico della Società Storica Aretina, su «Annali aretini», rivista della Fraternita del Laici di Arezzo, su «Rassegna Storica Toscana», organo della Società toscana per la storia del Risorgimento, su «Proposte e Ricerche. Economia e società nella storia dell’Italia centrale», rivista delle Università Politecnica delle Marche (Ancona), Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi “G. d’Annunzio” (Chieti-Pescara), Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi della Repubblica di San Marino.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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