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La Sansepolcro che potrebbe essere e che invece non e’

Le potenzialità vi sarebbero, ma poi si scontrano con la mentalità dei biturgensi

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Negli ultimi 30-35 anni, all’indomani della crisi che investì la Buitoni con il conseguente ridimensionamento di quello stabilimento che tanto benessere aveva generato in città e in vallata nell’arco di oltre 150 anni, a Sansepolcro si è cominciato a capire l’importanza di puntare su cultura e turismo, versanti che fino a quel momento avevano ricoperto un ruolo marginale, come del resto avveniva in ogni realtà che viveva di industria e nella quale entravano normalmente due stipendi in ogni casa. Per le varie amministrazioni comunali che si sono succedute, cultura e turismo sono state due parole enfatizzate in campagna elettorale, ma a oggi – senza voler polemizzare – si è fatto molto poco. Partendo dal fatto che, quando una città pensa che il turismo sia un volano economico, si debba cominciare dalle basi (si debba cioè dotare la città di tutti i servizi necessari) e quindi renderla accogliente e decorosa, mi sembra che questo non sia ancora avvenuto per il nostro Borgo. Parlo di cinque luoghi del centro storico, che diventano sei se li aggiungo a piazza Torre di Berta, dove siamo finalmente riusciti a posizionare qualcosa di bello e interessante, nonché attinente alle grandi figure storiche della nostra città, Piero della Francesca e Luca Pacioli, come il Dodecaedro, grazie alla sensibilità del cavalier Valentino Mercati, perché negli anni sono stati spesi soldi in arredi posticci e insignificanti, senza considerare l’elemento che più di ogni altro balza agli occhi di tutti: la pavimentazione della piazza, con una moltitudine di pietre spezzate che costituisce una vergogna non solo al cospetto dei turisti ma anche per i residenti. La piazza principale è uno dei biglietti da visita di ogni città, grande o piccola essa sia, ma se non vogliamo continuare ad avere un turismo “mordi e fuggi” (e di questo parleremo successivamente) è fondamentale che chi viene a visitare Sansepolcro – in particolare il centro storico, perché è opportuno ricordare che anche le colline e le periferie hanno molto da offrire – possa respirare tutta quella cultura e quella storia che le mura del centro storico debbono trasmettere. Cosa invece abbiamo di fronte? Oltre a quella centrale, in città conto altre cinque bellissime piazze (i luoghi ai quali facevo riferimento sopra), intitolate a Giuseppe Garibaldi, a San Francesco, a Santa Marta, alla famiglia Dotti e a Santa Chiara. Bene, di tutte queste non ce n’è una veramente bella da vedere e capace di far rimanere a bocca aperta il turista, come invece si verifica in altri vicini Comuni della Toscana e dell’Umbria. Piazza Garibaldi è per certi versi un cantiere con la fontana al momento coperta, poiché messa in sicurezza dopo lo sgretolamento di alcuni pezzi della pietra serena di cui è composta. C’è l’acqua che scorre aprendo il rubinetto, ma la vera acqua della fontana si è vista nel 2008 e nel 2009, gli anni di Artes, evento dedicato alla manualità artigiana cancellato dalla miopia politica. Come se ciò ancora non bastasse, la piazza è invasa dalle auto (fra parcheggi consentiti e… selvaggi), quando invece dovrebbe essere un bijoux. Per ammirarla, bisogna così aspettare il periodo delle Feste del Palio della Balestra, quando deve rimanere sgombera per i vari appuntamenti e allora la si apprezza nella sua bellezza. Qualche anno fa, un’associazione e un gruppo di imprenditori si fecero avanti per restaurare la fontana e sistemare l’arredo, ma anche in questo caso tutto è finito con una fumata nera. Piazza San Francesco, divisa da piazza Garibaldi solo da via Niccolò Aggiunti, meriterebbe anch’essa di essere valorizzata in maniera migliore: troppe auto in sosta e giardini da sistemare, ma soprattutto è una piazza da inserire a pieno titolo nella “via dei musei”, progetto che peraltro il sottoscritto e altri imprenditori avevano suggerito all’amministrazione. Come spesso accade in circostanze del genere, all’inizio è sempre un “bello bello!”, ma poi finisce tutto lì, perché all’atto pratico nessuno fa nulla. Della chiesa di San Francesco, un tempo anche vivace parrocchia, è da rivalutare il chiostro, interessante e talvolta adoperato per incontri ed eventi durante il periodo estivo: il problema è che da tempo immemorabile non è stato effettuato alcun intervento di sistemazione, per cui sotto certi aspetti diventa un luogo impresentabile. Andiamo adesso in piazza Santa Marta, cuore del rione più antico di Sansepolcro, quello di Porta Romana; è il primo luogo che si incontra non appena si varca il vecchio accesso. Anche qui – seppure non in maniera sistematica - auto parcheggiate in modo selvaggio e decoro urbano da migliorare per far sì che diventi il “salottino” di una parte del Borgo da sempre molto attaccata alla tradizione e alla sua storia, anche se l’estate 2022 ha registrato sensibili segnali di miglioramento grazie all’arrivo di alcune attività. Da Santa Marta a piazza Dotti, che – a mio parere – è da considerare uno dei luoghi più belli del centro storico di Sansepolcro, situato a pochi metri da piazza Torre di Berta e collegato con essa attraverso via della Fraternita e la parallela via dei Servi, due fra le strade a loro volta più belle di tutto il Borgo. Piazza Dotti versa in condizioni disastrate, con un fondo in lastricato non pienamente fissato a terra e con via Matteo di Giovanni asfaltata e occupata su un lato dalla sosta delle auto. E dire che su di essa sono proiettate la facciata e un intero lato della splendida chiesa dei Servi di Maria, rifatta in stile barocco nel ‘700 su una primitiva costruzione del XIII secolo e valorizzata solo durante il mese delle festività natalizie, perché dal 2019 è sede della Mostra di Arte Presepiale. Il vecchio convento a essa attaccato, un tempo dimora della scuola media “Luca Pacioli” e ora della scuola comunale di musica, avrebbe bisogno di un accurato lavoro di ristrutturazione. Teniamo poi conto del fatto che via della Fraternita è percorsa ogni anno da migliaia di pellegrini dei Cammini di Francesco, che dormono nella foresteria dei Servi. L’impatto iniziale è veramente brutto. In ultimo – ma non per importanza – c’è piazza Santa Chiara, quella della scuola elementare “Edmondo De Amicis”, frequentata da generazioni e generazioni di biturgensi. La scuola è stata ristrutturata anche dal punto di vista della stabilità nei confronti degli eventi tellurici, così come una ventina di anni fa è stato creato accanto l’auditorium negli stessi spazi in cui per anni era stata ricavata una palestra per la pratica dell’educazione fisica, il che mi sembrava persino vergognoso. Lo scenario della piazza – dobbiamo ammetterlo – è da tempo bruttino: auto parcheggiate in uno spazio dove al centro c’è una fontana tenuta come pattumiera. Penso ai flussi turistici che caratterizzeranno via Luca Pacioli quando nella chiesa di San Lorenzo tornerà il dipinto della Deposizione del Rosso Fiorentino. Al proposito, la domanda che sorge è scontata: che fine ha fatto quest’opera, trasferita dal Borgo per essere restaurata e parcheggiata da tempo nell’Opificio delle Pietre Dure? Quando tornerà? Attenzione: si tratta di uno fra i capolavori della pittura italiana del ‘500 e – come tale – oggetto di desiderio e di appetti che però non possono essere appagati. La Deposizione – e qui bisogna che l’intera città batta i pugni, se necessario – è un patrimonio al 100% di Sansepolcro; alla città spetta di diritto per una semplice causale storica: nel 1527, l’allora vescovo Leonardo Tornabuoni intercedette presso la Compagnia dei Battuti di Santa Croce per far dipingere la pala d’altare al Rosso Fiorentino. A dire il vero, l’assegnatario originale era stato Raffaellino del Colle, che decise di lasciare l’incarico al Rosso Fiorentino proprio perché di quest’ultimo rimanesse un ricordo in città. Oltretutto, il Rosso aveva alloggiato al Borgo dopo il Sacco di Roma, quindi nessuna assurda pretesa: la Deposizione del Rosso Fiorentino è stata concepita per rimanere fissa a Sansepolcro, su questo non ci piove. Non vi sono altre ragioni che reggono. Dopo aver ricordato questo particolare, cambio argomento e passo al capitolo “cultura ed eventi”, sul quale siamo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi non distanti da noi: tanti soldi spesi dal Comune ma con pochi risultati, perché alla resa dei conti gli unici appuntamenti capaci di portare gente da fuori comprensorio rimangono sempre Le Feste del Palio della Balestra e le Fiere di Mezzaquaresima. Per il resto, si tratta sostanzialmente di eventi di nicchia, o in grado di far muovere soltanto la gente del posto, per la gioia di bar e ristoranti. E qui sorge il conflitto fra il commercio tradizionale e i locali pubblici. A Sansepolcro, vi sarebbe allora la necessità di potenziare in primis la “via dei musei” o il sistema museale, perché con la situazione attuale i turisti non rimangono più di un giorno e per allestire eventi non ci si può improvvisare. Non è accettabile che Sansepolcro, con le potenzialità che ha, non riesca a costruire eventi strutturati che nel giro di qualche anno possano diventare punti di riferimento per il centro Italia. E ricompare il solito ritornello: se le potenzialità ci sono, vuol dire che allora le pecche stanno da un’altra parte, ossia nei biturgensi stessi e nella loro mentalità poco “identitaria” e più propensa a smontare sul nascere qualsiasi apprezzabile tentativo di proporre un qualcosa di nuovo e interessante. Un’abulia di fondo, una propensione alla critica e una voglia di ostruzionismo che hanno tolto la voglia di fare a molte persone (salvo quelle pochissime che se ne sono fregate e hanno proseguito dritte sulla loro strada), generando solo occasioni perse anche clamorosamente. E dispiace constatare che spesso alla base non vi sia solo l’atteggiamento insofferente della sua gente, quanto piuttosto determinate scelte e decisioni prese solamente per accontentare gli amici e gli amici degli amici. Perché purtroppo Sansepolcro è anche questa.                           

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
26/11/2022 18:45:52

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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