Gli Stati Uniti verso il D-Day dei dazi. L’ironia di Trump: “Sarò gentile”

La Casa Bianca: “Sarà un giorno storico per l’America”
Gli Stati Uniti si avvicinano a una data destinata a entrare nella storia delle politiche commerciali americane: il 2 aprile, giorno scelto dal presidente Donald Trump per annunciare l’attivazione di nuove tariffe doganali. “Sarò gentile”, ha detto il leader americano, lasciando però nell’ombra i dettagli del suo piano. L’unica certezza, confermata dalla Casa Bianca, è che i dazi entreranno in vigore immediatamente: l’annuncio è previsto nel tardo pomeriggio dal Giardino delle Rose, subito dopo la chiusura di Wall Street, alle ore 22 italiane.
Secondo quanto trapelato, le nuove tariffe si aggiungeranno a quelle già annunciate sulle auto, in partenza dal 3 aprile, e sull’alluminio. Resta in sospeso il capitolo farmaceutico, ma nel frattempo continuano a rincorrersi voci e speculazioni su quali settori saranno colpiti, mentre all’interno della stessa Casa Bianca si discute ancora la forma finale del provvedimento.
Possibili scenari: dazi universali o sistema misto a più livelli
Una delle ipotesi sul tavolo prevede l’introduzione di dazi universali al 20%. Ma secondo l’economista Mark Zandi, capo analista di Moody’s Analytics, questa opzione “potrebbe far deragliare l’economia americana”, con conseguenze pesanti: disoccupazione al 7,3% e cinque milioni di posti di lavoro persi entro il 2027.
Un’alternativa sarebbe l’adozione di dazi reciproci, da negoziare con i singoli Paesi. Questa strategia permetterebbe di affrontare direttamente le pratiche commerciali sleali, ma al tempo stesso creerebbe un clima di incertezza per gli investitori stranieri, scoraggiando nuove iniziative economiche negli Stati Uniti.
Trump potrebbe scegliere un approccio ibrido con tre livelli di dazi
Non è da escludere, tuttavia, che il presidente possa optare per un sistema “ibrido”, composto da tre diversi livelli di dazi, mirati a specifici Paesi o a gruppi regionali. Questa soluzione consentirebbe maggiore flessibilità e permetterebbe di adattare la pressione tariffaria in base agli interlocutori, senza escludere un margine di negoziazione futura. Ma l’incertezza resta alta, e il 2 aprile si preannuncia come una giornata ad alta tensione.
La Casa Bianca: “Sarà un giorno storico per l’America”
Secondo Karoline Leavitt, portavoce ufficiale dell’amministrazione, Trump è determinato a finalizzare nei dettagli il piano da presentare al Paese: “Il presidente affronterà decenni di pratiche commerciali sleali con le quali il nostro Paese è stato derubato”, ha dichiarato.
Leavitt ha poi aggiunto che il presidente “sta usando queste ultime ore per perfezionare” l’intero schema tariffario. Il messaggio principale resta quello ribadito a più riprese da Trump: “Chi produce in America non pagherà i dazi”. Nessun ulteriore dettaglio, però, è stato reso noto in via ufficiale.
Si cerca il responsabile in caso di fallimento
Mentre i mercati finanziari oscillano tra nervosismo e attesa, all’interno dell’amministrazione si diffonde già un clima da caccia al colpevole. Se il piano dovesse fallire, gli occhi sarebbero tutti puntati su Howard Lutnick, ministro del Commercio e sostenitore convinto delle tariffe.
Alcune fonti riferiscono che Lutnick avrebbe incoraggiato Trump a essere “più aggressivo”, fornendo però “cattivi consigli”. Descritto come figura controversa anche all’interno della Casa Bianca, Lutnick potrebbe diventare il capro espiatorio in caso di ricadute negative sul piano economico o politico.
Foto Ansa
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