Rubrica Lettere alla Redazione

Centenaria operata a Sansepolcro... ma dopo?

La segnalazione e il racconto del signor Piero Burzi di Anghiari

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Il signor Piero Burzi desidera portare all’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica una situazione tanto delicata quanto emblematica delle difficoltà che molte famiglie si trovano ad affrontare nel percorso post-ospedaliero.

“Mia madre, ultra centenaria (100 anni e 3 mesi), residente nella frazione di Motina ad Anghiari, è stata vittima, nella giornata di venerdì scorso, di una grave caduta domestica che le ha provocato la frattura del femore e del braccio. Trasportata presso l’ospedale di Sansepolcro, è stata sottoposta a un intervento chirurgico complesso, eseguito dal dottor Romeo con l'anestesista Pepe, conclusosi fortunatamente con esito positivo, nonostante l’età estremamente avanzata. Vorrei esprimere sincera gratitudine al personale sanitario per la professionalità e l’impegno dimostrati, sottolineando come la struttura ospedaliera sia stata in grado di garantire cure di alto livello anche in un caso così delicato. Tuttavia, la criticità emerge nella fase successiva all’intervento. Dopo pochi giorni di degenza, infatti, è prevista la dimissione della paziente, nonostante le condizioni fisiche non consentano un’autonomia adeguata. Mia madre vive al primo piano e, per accedervi, è necessario superare una rampa di 11 scalini, circostanza che rende di fatto impossibile il rientro in sicurezza, considerando la recente frattura del femore. Sono oggi figlio unico perché mio fratello è venuto a mancare qualche anno fa e unico caregiver disponibile: mi trova quindi in una situazione estremamente complessa e difficilmente gestibile. Pur riconoscendo la fornitura da parte della ASL di alcuni ausili fondamentali – quali letto ortopedico, materasso antidecubito e altri dispositivi di supporto – l’assistenza garantita risulta minima e insufficiente rispetto alle reali necessità di una persona in condizioni così fragili. Questa situazione evidenzia una problematica più ampia: se da un lato il sistema sanitario è in grado di intervenire efficacemente nella fase acuta, dall’altro appare carente nel garantire un adeguato supporto nel periodo post-ospedaliero, lasciando le famiglie sole ad affrontare difficoltà organizzative, logistiche e assistenziali di grande entità. Auspico pertanto una maggiore attenzione e un rafforzamento dei servizi di assistenza domiciliare e delle soluzioni intermedie (come strutture riabilitative o ricoveri temporanei), affinché casi come questo possano essere gestiti con maggiore umanità, continuità assistenziale e rispetto della dignità delle persone più fragili".

Piero Burzi

Redazione
© Riproduzione riservata
02/04/2026 23:14:30


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