Omini rossi contro blu: il mito intramontabile del biliardino

Un gioco che non ha mai subito una vera e propria flessione
Tra le numerose versioni dei tavoli da gioco ispirati al calcio, sicuramente il biliardino o calciobalilla è di gran lunga il più diffuso e popolare. Una storia che parte dal passato, trova le sue origini nell’Europa centrale ma che ancora oggi è sicuramente attrazione per tanti. Grandi e piccini, seppure il calciobalilla – utilizziamo questo termine perché è più fashion – nel tempo si è evoluto: oggi ci sono tavoli da gioco all’avanguardia, con tornei a vari livelli sparsi in tutto il mondo. Un gioco che non ha mai subito una vera e propria flessione, fatta eccezione di un brevissimo periodo tra gli anni ’50 e ’60 quando in maniera prepotente subentrò il jukebox sia in Europa che in Italia. Una paternità contesa ancora oggi, simbolo indiscusso dei bar ma presente anche negli oratori oppure nei circoli. Insomma, in tutti quei luoghi di ritrovo. Iniziamo, però, da un punto fermo: il primo brevetto fu depositato da Harold Searles Thorton nel 1923. L’idea gli venne dopo che assistette ad una partita di calcio. Il suo obiettivo era quello di ricreare una versione del suo sport preferito per poter giocare comodamente anche a casa. Prese dunque una scatola di fiammiferi e, infilandoli perpendicolarmente, pose le basi per la creazione del calciobalilla. Suo zio, poi, brevettò lo stesso gioco negli Stati Uniti nel 1927; ci vollero però almeno 30 anni prima che il biliardino si diffuse oltreoceano. Un’origine, come detto, ancora molto incerta: molti, infatti, ritengono che l’inventore del calciobalilla sia Broto Watcher, che avrebbe avuto l’idea addirittura tra gli anni ’20 e ‘30. Un’altra versione della storia è che contemporaneamente a quelle tedesche ed inglesi, anche in Francia venne creata, in maniera del tutto indipendente, una versione del calciobalilla. Un operaio della Citroen, Lucien Rosengart, l’avrebbe inventato per i propri nipotini addirittura verso la fine dell’800. Secondo altre fonti, fu Auguste Sarraut, primo presidente della Confederazione Francese dell’Automatico, che avrebbe introdotto un biliardino denominato “Champion”, tuttora prodotto. Anche i belgi la rivendicano, attribuendola a G.Staav; i belgi possono dimostrare e vantare che il primo torneo ufficiale di calciobalilla sia stato realizzato nel proprio paese nel 1950, in un piccolo bar con poche squadre. Ma la versione più romantica è sicuramente quella che attribuisce l’invenzione al poeta, filosofo, ballerino e oppositore del regime Franchista, Alejandro Campos Ramirez detto Finisterre. Il suo nome è proprio legato al futbolìn, il nome spagnolo del calciobalilla; fu lui ad aver brevettato la versione spagnola nel 1937. E in Italia? È un altro francese, Marcel Zosso, ad essere passato alla storia in Italia come colui che portò per primo il calciobalilla nel belpaese, anche se, ad onore del vero, alcune fonti citano un anonimo artigiano di Poggibonsi che nel 1936 avrebbe realizzato un primo prototipo. Oggi come oggi siamo abituati a pensare al biliardino in un modo ben preciso, seppure quello che oggi conosciamo è frutto di un lungo percorso di cambiamenti e di modifiche. I primi biliardini vennero probabilmente prodotti ricavandoli da una cassetta di legno con il fondo in cartone, con le aste, gli omini e le manopole in legno e la pallina in sughero. Quando si diffuse in Italia, per esempio, le aste in legno erano già state soppiantate da quelle in metallo. La vera e propria rivoluzione italiana, per quello che riguarda i componenti, ci fu negli anni ’50 quando vennero prodotte da un’azienda di Alessandria le prime boccole e i primi ometti in plastica per arrivare successivamente anche alle manopole e poi le palline. Solamente dieci anni dopo arrivarono anche i piedini regolabili, gli angolari in plastica e poi negli anni ’80 subentrarono addirittura le sfere in acciaio inox. Quindi abbiamo un fondo solitamente verde, fedele al colore dei campi da calcio, le stecche e gli omini rossi e blu che vanno per la maggiore: sono proprio questi gli elementi identificativi del biliardino. Le regole, però, differiscono da Paese a Paese senza stravolgere ovviamente lo scopo principale che resta quello di vincere la partita. Il nome calciobalilla deriva invece dall’unione di due elementi: ‘Calcio’ perché il gioco riproduce in miniatura, appunto, una partita di calcio mentre ‘Balilla’ è il termine che in Italia durante il periodo fascista, indicava i ragazzi iscritti all’Opera Nazionale Balilla (ONB) che di fatto era l’organizzazione giovanile del regime. Il termine ‘Balilla” a sua volta richiama una figura storica: Giovanni Battista Perasso, soprannominato proprio ‘Balilla’; un giovane genovese che nel 1746 avrebbe dato inizio a una rivolta popolare contro gli austriaci. Quando il gioco si diffuse in Italia, venne associato al mondo giovanile e sportivo promosso dal regime, e così prese il nome di ‘calciobalilla’ che può essere scritto sia tutto attaccato che diviso in due parole. Oggi, a distanza di anni, il termine è rimasto di uso comune. Ne esistono diverse versioni con o senza ‘vetro’ – più precisamente una copertura per renderlo maggiormente sicuro – con gettoniera per bar, o a uso domestico. Il calciobalilla, o biliardino che sia, è ora considerato un vero e proprio sport con varie federazioni che organizzano durante l’anno campionati sia a livello nazionale che mondiale. La prima coppa del mondo fu disputata nel 1998 a Parigi.
Giulia Gambacci
Giulia Gambacci - Laureata presso l’Università degli Studi di Siena in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Ama i bambini e stare insieme a loro, contribuendo alla loro formazione ed educazione. Persona curiosa e determinata crede che “se si vuole fare una cosa la si fa, non ci sono persone meno intelligenti di altre, basta trovare ognuno la propria strada”. Nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare lunghe camminate in contatto con la natura, ama la musica e cucinare.
Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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