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Ora Umbria: Parco eolico, l'unanimità certifica il declino, la politica abdica al suo ruolo

La vicenda Phobos evidenzia un problema culturale profondo

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L'approvazione all'unanimità della mozione con cui il Consiglio regionale dell'Umbria chiede al Governo la revoca del progetto del parco eolico Phobos rappresenta l’abdicazione della classe dirigente dal proprio dovere politico, quello di sapere guidare i cambiamenti e saperli raccontare ai cittadini quando necessario. Maggioranza e opposizione hanno invece deciso di essere semplice rappresentanza istituzionale delle paure e degli istinti di chi teme il cambiamento.
La vicenda Phobos evidenzia un problema culturale profondo. L'Umbria ha perso l'occasione di dimostrarsi una regione aperta all'innovazione, alla tecnologia e alla transizione energetica. Ancora una volta ha prevalso una cultura del "no", incapace di distinguere tra la legittima tutela del paesaggio e il rifiuto aprioristico di ogni trasformazione.
Sorprende, in particolare, l'atteggiamento della maggioranza di centrosinistra. Una coalizione che si dichiara convintamente favorevole alla transizione ecologica e alle energie rinnovabili finisce per arretrare di fronte alle pressioni di una parte del mondo ambientalista che sembra sostenere la decarbonizzazione solo quando gli impianti vengono realizzati lontano dal proprio territorio. Una contraddizione che segna profondamente la credibilità di questa giunta.
Ma le responsabilità non si fermano alla maggioranza. Anche l'opposizione ha preferito accodarsi alla retromarcia politica, invece di difendere una visione di sviluppo fondata su innovazione, investimenti e modernizzazione, anche quella parte che, almeno a parole, si mostra più sensibile a questi temi e non fa del rifiuto della tecnologia un tratto identitario. Quando tutte le forze politiche convergono sulla scelta più popolare del momento stanno perpetrando un modo di fare politica che ipoteca il futuro delle prossime generazioni in cambio del consenso elettorale. Bisogna riconoscere la responsabilità di chi aggrava la stagnazione della regione da cui poi i giovani, e non solo, scelgono di andarsene.
Al posto del parco eolico poteva esserci un termovalorizzatore o una centrale nucleare (se l’Umbria avesse un sito idoneo) o qualsiasi altra infrastruttura strategica, la risposta dell’opinione pubblica e di conseguenza quella politica sarebbe stata la stessa. Per questo ORA! Italia, Radicali Italiani e l'associazione Nucleare Sì Grazie ribadiscono una posizione chiara: diciamo sì all'innovazione, sì alla tecnologia, sì alla transizione energetica non ideologica e sì agli investimenti che consentano all'Italia e all'Umbria di costruire il proprio futuro.

 

Redazione
© Riproduzione riservata
11/07/2026 09:53:02


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