Comune di Spoleto, fumata nera sul salario accessorio

UIL FP: "Aumenti stipendiali sì, ma non tagliando a chi ha meno"
Fumata nera al tavolo di delegazione trattante del Comune di Spoleto sul Fondo salario accessorio 2026 e sul rinnovo del Contratto Integrativo Decentrato 2026-2028.
L’Amministrazione ha chiesto di procedere verso la sottoscrizione dell’accordo economico, ma la UIL FP non ha firmato, ribadendo una posizione chiara: sì agli aumenti stipendiali solo per i lavoratori meritevoli, ma no a un percorso che investe sugli incarichi apicali e scarica il conto e le responsabilità verso il basso.
"Non chiediamo di spendere di più, chiediamo di spendere meglio - dichiara Andrea Russo, Segretario Territoriale UIL FP - Questa Amministrazione, nonostante nel 2026 siano previste tre cessazioni dirigenziali (l’ultima delle quali a fine anno), intende sostituirne subito due, impegnandosi a non sostituire il terzo posto nel 2027. Per noi è una scelta sbagliata: basterebbe sostituirne una sola ora e avviare subito una vera riorganizzazione".
Secondo la UIL FP, la scelta va letta anche alla luce della dotazione dirigenziale dell’Ente. Il Comune di Spoleto aveva sette dirigenti, escluso il Segretario comunale. Questa Amministrazione ha portato di recente la dotazione a otto, con un’ulteriore assunzione. Ora, con le tre cessazioni dirigenziali previste nel 2026, la dotazione scenderebbe naturalmente a cinque. Per la UIL FP sarebbe sufficiente sostituire una sola delle tre figure in uscita, stabilizzando l’Ente a sei dirigenti: un numero comunque adeguato e proporzionato alla popolazione, e superiore in rapporto agli abitanti rispetto a Comuni umbri più grandi o comparabili, come Foligno, Assisi e Gubbio.
"Non si tratta di tagliare in modo indiscriminato - prosegue la UIL FP - ma di riorganizzare seriamente. Con tre cessazioni dirigenziali nel 2026, Spoleto ha l’occasione concreta per ridisegnare la propria organizzazione, evitare duplicazioni e liberare risorse strutturali per servizi, assunzioni, salario accessorio, progressioni economiche e indennità".
Il nodo, per la UIL FP, è proprio questo: l’Amministrazione punta ad aumentare risorse e responsabilità sulle EQ, cioè le Elevate Qualificazioni conosciute nell’Ente come ex APO o "mini dirigenti", prevedendo nuove posizioni e una ripesatura degli incarichi, ma senza ridurre subito i posti da dirigente. Così si rischia di scaricare verso il basso responsabilità oggi riconducibili alla dirigenza, mantenendo però il costo della struttura apicale.
Nel 2026 la quota maggiore degli investimenti aggiuntivi risulta destinata agli incarichi apicali. Per il 2027, inoltre, viene prospettato il dimezzamento dello stanziamento per l’indennità condizioni di lavoro, mentre già per il 2026 risultano riduzioni su alcune voci rispetto al 2025.
"È legittimo chiedersi se, con una battuta, non siamo davanti a un Robin Hood al contrario - afferma la UIL FP - Invece di recuperare risorse riducendo i costi apicali, si rischia di finanziare nuovi incarichi e maggiori responsabilità tagliando indennità a chi ha meno".
La UIL FP ha inoltre evidenziato che la proposta dell’Amministrazione di assicurare nel 2026 e nel 2027 progressioni economiche al 50% degli aventi diritto è un obiettivo positivo, ma non garantisce il passaggio a tutti i lavoratori meritevoli. Secondo le prime stime, potrebbe restare escluso circa il 20% del personale, anche con valutazioni elevate.
Per questo la UIL FP chiede criteri chiari, trasparenti e non discriminatori, documenti completi, conteggi verificabili, chiarezza su oneri e coperture, simulazioni dei posti disponibili per le progressioni 2026 e 2027 e aggiornamento del CID normativo al nuovo CCNL Funzioni Locali.
In data odierna, inoltre, la UIL FP ha presentato la propria piattaforma per il rinnovo del CID 2026-2028, con l’obiettivo di aggiornare il contratto integrativo al nuovo CCNL e costruire regole più eque su progressioni, indennità, formazione, organizzazione del lavoro e valorizzazione del personale.
"La nostra proposta è semplice - conclude la UIL FP - sostituire una sola delle tre figure dirigenziali che cessano nel 2026, tagliare due posti da dirigente, integrare di conseguenza il Fondo, non ridurre le indennità più basse, garantire progressioni economiche con criteri equi e valorizzare il personale senza scaricare il conto su chi prende meno. Su queste basi siamo pronti a trattare. Su accordi al buio, no".

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