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Sottosopra: "mettiamo a nudo" l'artista Franco Alessandrini

Ha vissuto a New Orleans fino a pochi mesi fa prima di far ritorno nella sua Sansepolcro
Sottosopra, la rubrica dove un personaggio pubblico viene “messo a nudo”. Una chiacchierata a 360° gradi dove vengono affrontate numerose tematiche, dalla vita privata al lavoro, dalla politica all’economia e tanto altro. Accendiamo i riflettori in questa puntata con Franco Alessandrini, 82 anni e artista sicuramente di fama internazionale originario di Sansepolcro.
COSA RICORDA CON PIACERE DELLA SUA INFANZIA?
“Devo dire che purtroppo i ricordi non sono molto belli. Ho 82 anni e questo significa che sono nato durante la Guerra che mi ha consegnato un’infanzia un po’ travagliata. Mi dispiace, ma non voglio andare oltre”.
SCELGA I NOMI DI TRE PERSONE CHE CONSIDERA VERAMENTE AMICI
“Difficile scegliere solamente tre persone, ma al tempo stesso molti sono venuti a mancare essendo miei coetanei conosciuti in diverse occasioni che hanno portato poi a stringere il rapporto. Oggi come oggi, però, c’è sicuramente Fabrizio Innocenti. Segue, poi, George Cravens che vive a Dallas ed è un importante neurochirurgo e il terzo posso dire Carlo Masala. Questi sono quelli che mi vengono subito in mente”.
C’E’ STATO NELLA SUA VITA UN PERSONAGGIO CHE HA INFLUENZATO LA VITA DI ARTISTA?
“Direi anche più di uno. Sicuramente devo citare Piero della Francesca, quello a cui sono più affezionato: oltre ad essere del Borgo, le sue opere hanno sempre ispirato i miei lavori. Ci sono, poi, tanti altri artisti del periodo rinascimentale e secondo me anche sul livello del nostro Piero: ad esempio Masaccio oppure Andrea Mantegna. Tutti insieme, secondo me, hanno collaborato nel creare quello che oggi viene definito Rinascimento”.
A CHE ETÀ HA FATTO SESSO LA PRIMA VOLTA?
“Non lo so, ma alla fine mica tanto presto. Non so se era sesso oppure una toccata e fuga come dicono un i musicisti. Sono quelle cose che fai di straforo quando sei ragazzo, il sesso quello vero se non ricordo male non prima dei 20 anni”.
COME NASCE LA SUA AMICIZIA CON FABRIZIO INNOCENTI?
“Siamo amici dagli anni ’90. Lui acquistava i miei quadri, però non mi conosceva. Il contatto diretto è arrivato grazie ad un’amicizia in comune, quella con Roberto Lanari: da quel momento in poi abbiamo iniziato a frequentarci, Fabrizio un paio di volte è venuto anche a New Orleans a trovarmi e ancora oggi, come allora, colleziona i miei quadri e questa cosa mi fa estremamente piacere”.
QUAL È IL LUOGO PIU’ BIZZARRO DOVE HA FATTO L’AMORE?
“Sono partito tardi, ma di luoghi ce ne sono tanti dove l’ho fatto: il primo che mi viene in mente potrebbe essere il laboratorio, inteso in senso generale, in cui solitamente lavoro. Ma quello più bizzarro è forse lungo il Mississippi, quindi all’aperto”.
COSA NE PENSA DEL MONDO DEI SOCIAL?
“Lo chiedete a me? Io non li conosco e non sono neppure in grado di accendere un computer. Utilizzo il telefono, lo smart-phone come li chiamano adesso, giusto per rispondere. In questo ci pensa mia moglie, fa tutto lei”.
IN CHE MOMENTO L’ARTE DI FRANCO ALESSANDRINI È STATA APPREZZATA NEL MONDO?
“Un momento vero e proprio non c’è, diciamo che c’è stata una evoluzione e un progresso maturato nel tempo. Soprattutto quando sono andato in America: di fatto da qualche parte dovevo iniziare per farmi conoscere e l’ho fatto partecipando a dei concorsi di pittura. Se lavori bene e sei corretto, piano piano riesci a crearti un nome; come si dice dalle nostre parti devi fare un po’ di gavetta per poi affermarti in qualcosa. Questo, secondo me, vale un po’ per tutto e non solamente per il mondo della pittura”.
COME E QUANDO È AVVENUTO IL SUO TRASFERIMENTO A NEW ORLEANS?
“Era il 1967, circa 58 anni fa. Vivevo a Firenze e lavoravo come pittore quando conobbi una bella ragazza americana dai capelli biondi. Dopo un periodo trascorso insieme, lei tornò negli Stati Uniti e pensai che le nostre strade non si sarebbero più incrociate. Invece andò diversamente: ci ritrovammo, ci sposammo – proprio al Borgo – e poco dopo andai a conoscere la sua famiglia. Da allora ho attraversato l’Atlantico molte volte, avanti e indietro. Con il passare degli anni sono riuscito a integrarmi profondamente nella vita di New Orleans, sia nella quotidianità sia dal punto di vista professionale”.
CON QUALE DONNA DELLO SPETTACOLO LE PIACEREBBE ANDARE A CENA?
“Mi piacerebbe andare a cena con Sophia Loren, anche se inizia ad avere una certa età. Voglio, però, fare un’altra considerazione: oggi vedere queste donne tutte rifatte mi fa quasi paura. La domanda parla di cena, ma è bello andare a letto con una donna artificiale? Io sono sempre per il naturale”.
QUALI SONO I SUOI HOBBY PREFERITI?
“Uno dei miei preferiti era la vela: tra l’altro a New Orleans avevo una piccola barca; insieme alla vela mi piace camminare in montagna”.
OGGI, DI FATTO, È TORNATO AD ESSERE UN CITTADINO DI SANSEPOLCRO SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA: COME MAI?
“Con l’America si è chiuso un capitolo importante, fatto anche di grandi soddisfazioni. Nell’ultimo periodo, oltre all’età, diventava molto difficile viverci come in tante altre città. In particolare da quando New Orleans fu colpito dall’uragano Katrina che di fatto ha distrutto completamente la città. Fu chiusa per più di un anno, seguita da un lungo periodo di ricostruzione: ma non è più tornata come prima. In tanti si sono trasferiti, così come la comunità artistica si è rilocata in altre città; qualche volta tornavano, ma per affezione non per lavorare. Così come l’economia, anche l’apparato creativo e artistico ha sofferto molto, si è praticamente disgregato. L’altro aspetto è quello legato al crimine, tanti problemi che però vedo stanno arrivando anche da noi. Ho quindi preso la decisione di tornare dove tutto è iniziato, nella mia Sansepolcro”.
QUAL È LA PARTE FISICA CHE LA ECCITA IN UNA DONNA?
“Ce ne sono due a dire il vero che sono il seno e il sedere”.
PERCHÉ UN GIOVANE SI DOVREBBE AVVICINARE ALL’ARTE?
“Questa è una domanda difficile. Diciamo che è un po’ come tutto, per prima cosa dobbiamo sentirle e poi innamorarsi. Di sicuro il pittore lo considero un mestiere come un altro: c’è chi vuol fare l’avvocato e chi il meccanico, io ho sempre voluto fare il pittore fin da quando ero citto come si dice al Borgo”.
QUAL È IL PIATTO CHE A TAVOLA NON MANGEREBBE MAI E QUELLO INVECE CHE PREFERISCE?
“Mangio di tutto. Mi piacciono tutti quei piatti caratteristici della nostra Toscana; se devo dire un piatto che mangio poco dico la panzanella”.
C’È UN’OPERA A CUI È LEGATO IN MANIERA PARTICOLARE?
“Forse è il monumento all’emigrante fatto nel 1995, che si trova nel centro di New Orleans. Oggi, a mio avviso, assume un valore ancora maggiore a seguito di tutto quello che si dice sull’immigrazione e i problemi collegati che ci sono”.
CI PUÒ FARE UNA CONSIDERAZIONE SULL’ARTE DI PIERO DELLA FRANCESCA E IL CONFRONTO CON IL SUO TIPO DI ARTE?
“Il confronto è certamente difficile, così come lo è mettersi sullo stesso piano: per Piero della Francesca ho sempre nutrito un profondo rispetto. Il suo modo di costruire l’immagine e il suo pensiero hanno rappresentato una guida costante nel mio percorso artistico. A mio avviso, il Rinascimento di cui Piero è stato protagonista continua ancora oggi a essere un punto di riferimento fondamentale per le Accademie e per il mondo della pittura. Parlo dei pittori, più che dell’arte in senso generale. Oggi, infatti, sotto il termine ‘arte’ rientrano espressioni molto diverse e la pittura non occupa più la posizione centrale che aveva un tempo: si sono aperte le porte a nuovi linguaggi figurativi. Trovare qualcosa di veramente nuovo da proporre è sempre più difficile, ma il passato continua a offrire spunti preziosi, capaci di mantenere viva l’attualità di un linguaggio classico”.
C’È STATO UN MOMENTO IN CUI HA PENSATO DI LASCIARE IL MONDO DELL’ARTE?
“Sinceramente no, l’arte è il mio mondo. Ci sono stati tanti momenti in cui era difficile ‘mangiare’ come si dice, però lasciare tutto no. Quando ero a Firenze spesso mangiavo una volta ogni tanto, quando capitava e c’era occasione. Proprio per questo spesso venivo al Borgo apposta: a quel punto l’invito non lo rifiutavo mai”.
NELLE SUE OPERE CI SONO DEI COLORI CHE PREFERISCE AD ALTRI E PERCHE?
“Parto dal presupposto che, per me, i colori siano come le note musicali: un numero limitato di elementi con cui, però, è possibile esprimere qualsiasi cosa. I colori fondamentali sono tre, che diventano cinque se si aggiungono il bianco e il nero. Con questi strumenti si può costruire un universo infinito di sfumature e significati. All’inizio del mio percorso ho utilizzato soprattutto i cosiddetti colori freddi, come il blu, il verde e i grigi, spesso influenzato dagli stati d’animo e dall’ambiente in cui vivevo. Da noi gli inverni sono lunghi, le giornate sono spesso avvolte da nebbia e pioggia e il clima può risultare malinconico. Quando sono arrivato in America, invece, mi sono trovato di fronte a una natura completamente diversa: l’umidità, le tonalità del verde, la vegetazione che cresce con maggiore rapidità. Anche la mia tavolozza, di conseguenza, è cambiata nel tempo. Credo che sia un processo naturale: l’artista assorbe ciò che lo circonda e lo restituisce attraverso il colore”.
TRE PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO CHE NON SOPPORTA?
“Mi resta difficile rispondere perché io non guardo molto la tv oppure i vari show: c’è troppa gente che si considera famosa”.
QUALI SONO I VALORI PIU IMPORTANTI CHE LE HA TRASMESSO LA SUA FAMIGLIA?
“Salto, mi resta davvero difficile rispondere”.
QUAL È L’ANGOLO DI SANSEPOLCRO CHE APPREZZA IN MANIERA PARTICOLARE?
“E’ via del Petto Rotondo, uno dei vicoli che sbuca da una parte e l’altra ma non vedi niente oltre che le mura. A mio avviso dà proprio l’aspetto medievale invece che rinascimentale di Sansepolcro”.
QUAL È IL CAPO DI BIANCHERIA INTIMA CHE LE PIACE PARTICOLARMENTE IN UNA DONNA?
“Domandiamolo a loro. Io apprezzo sia il reggiseno che le mutande, poi però non necessariamente vanno tolte in quell’ordine”.
SECONDO LEI, QUALE RUOLO HA OGGI L’ARTE NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA?
“Anche questa è una domanda complessa, perché oggi non è più così semplice definire che cosa sia arte. Non si parla più soltanto di pittura e scultura: con l’arte contemporanea si sono affermati nuovi linguaggi e nuove forme espressive. Un oggetto comune, inserito in un determinato contesto, può diventare un’installazione e assumere un significato che va oltre la sua funzione originaria. In molti casi l’arte si avvicina sempre più alla filosofia, diventando un mezzo per esprimere idee, simboli e riflessioni. Personalmente continuo a identificare l’arte soprattutto con la pittura e la scultura, le forme che più sento vicine alla mia esperienza. Tuttavia, sono consapevole che questa visione appartiene a una tradizione che oggi si confronta con una realtà molto diversa. La società è cambiata e, con essa, anche il modo di concepire e interpretare l’arte”.
COSA FAREBBE E NON RIFAREBBE SE AVESSE LA POSSIBILITÀ DI TORNARE NEL PASSATO?
“Per fare prima dico che sarà meglio lasciare tutto com’è. Tornare nel passato soprattutto per me non è molto bello, mentre non nascondo che per alcune persone può anche essere una cosa positiva e sperata”.
IN COSA SI DISTINGUE LA VITA QUOTIDIANA TRA SANSEPOLCRO E NEW ORLEANS?
“Inizialmente vedevo tanta differenza, poi ti rendi conto che le persone hanno tutte la stessa ispirazione. La comunità vive nello stesso modo a New Orleans come al Borgo. C’è il macellaio, ci sono i vari negozi, le amicizie con gli altri pittori e musicisti. Alla fine siamo molto simili nella vita quotidiana”.
COSA VORREBBE FARE DA GRANDE?
“Partendo dal presupposto che grande lo sono già. L’astronauta? Forse sì. Ma a patto che si vada oltre Marte, altrimenti il viaggio sarebbe troppo breve”.
LA SUA POSIZIONE PREFERITA IN AMORE?
“Bella questa! Ce ne sono tante. Non mi fate dire il nome vero e proprio, vi lascio con l’immaginazione: è associata ad un’animale”.
SCAMBIO DI COPPIA, FAVOREVOLE O CONTRARIO?
“Io sono abbastanza aperto come mentalità. Alla fine posso essere forse più favorevole che contrario”.
C’È UN SOGNO ANCORA NEL CASSETTO CHE VORREBBE VEDER REALIZZATO?
“A dire il vero più di uno. Ho fatto un progetto da mettere a New Orleans nella riva opposta a dove è stato collocato il monumento dell’emigrante. Si tratta di un fiordaliso, un disegno leggermente più alto della Torre Eiffel di Parigi da collocare proprio davanti alla città lungo la curva del Mississippi. Feci anche una proposta, ma cambiò l’amministrazione e tutto svanì. All’interno c’erano anche negozi e locali, oltre ad un ascensore per vedere la città dall’alto con vista fino al Golfo del Messico. Ma è un sogno, una cosa mastodontica che occorrono grandi possibilità, anche finanziarie, per poterla realizzare”.
Domenico Gambacci

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