L’export della provincia di Arezzo nel primo semestre 2026

Chiude superando i 14,2 miliardi di euro complessivi, in aumento dell'80,0% su base annua
L’export della provincia di Arezzo chiude il primo semestre del 2026 superando i 14,2 miliardi di euro complessivi, in aumento dell'80,0% su base annua. A fare da traino è la seconda frazione dell'anno: nel secondo trimestre i flussi verso l'estero si attestano infatti a oltre 6,6 miliardi di euro, segnando un balzo del +67,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
“Con la diffusione dei dati provvisori relativi al secondo trimestre – commenta Massimo Guasconi, Presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena e di Unioncamere Toscana – è possibile tracciare il quadro consuntivo dei primi sei mesi del 2026. La provincia di Arezzo si conferma il principale motore della crescita regionale grazie alla straordinaria spinta del comparto dei metalli preziosi (+190,4% nel trimestre e +214,6% nel semestre).
Alla luce di questi risultati, Arezzo genera il 32,6% del valore complessivo dell'export toscano, occupando la seconda posizione regionale alle spalle di Firenze (37,6% con 16,4 miliardi di euro). Integrando l'ambito territoriale di competenza della nostra Camera di Commercio con i 2,8 miliardi generati da Siena, il polo Arezzo-Siena raggiunge i 17,04 miliardi di euro totali, arrivando a coprire ben il 39,0% delle vendite estere della regione. Più in generale, la Toscana – con un consuntivo semestrale di 43,6 miliardi di euro (+23,8%) – rafforza il proprio peso nel contesto nazionale, muovendosi a ritmi decisamente superiori rispetto alla media dell'export italiano (+4,5%).”
“Sul fronte dei metalli preziosi, - prosegue Guasconi - l'eccezionale spinta rialzista delle quotazioni dell'oro – aumentato del +43,3% in euro (+52,8% in dollari) nel consuntivo semestrale e del +33,9% in euro (+37,4% in dollari) nel secondo trimestre – ha proiettato i flussi verso l'estero del comparto a 11,1 miliardi di euro nei primi sei mesi (+214,6% su base annua), sostenuti da oltre 5 miliardi realizzati nella sola seconda frazione dell'anno (+190,4%). Nel comparto dei metalli preziosi, la Svizzera si riconferma di gran lunga il primo mercato di sbocco assorbendo 7,83 miliardi di euro (+575,7%), seguita a distanza da Francia (859,3 milioni, +61,3%), Regno Unito (574,1 milioni, +12,3%), Emirati Arabi Uniti (322,8 milioni, +66,1%) e Spagna (307,3 milioni, +61,0%). Sul versante della gioielleria, l'impatto dei costi delle materie prime e il netto ridimensionamento degli acquisti dalla Turchia hanno determinato una flessione sia nel secondo trimestre (-42,1%, scendendo a 844,5 milioni dai 1,46 miliardi del 2025), sia nel totale dei sei mesi (-45,7%, passando da 2,88 miliardi a 1,565 miliardi di euro). Tuttavia, depurando il dato complessivo dell'oreficeria aretina dalla componente turca, il bilancio del comparto evidenzia una sostanziale stabilità nei sei mesi, registrando una flessione contenuta al -0,7% (1,455 miliardi di euro nel primo semestre 2026 rispetto ai 1,465 miliardi dello stesso periodo del 2025), e mostra una crescita positiva nel secondo trimestre pari al +12,3%, passando dai 700 milioni del secondo trimestre 2025 ai 786,7 milioni di euro del periodo aprile-giugno 2026.”
L’analisi delle esportazioni verso la Turchia – sottolinea il Presidente Guasconi – spiega in modo trasparente l'anomalia statistica che ha condizionato il distretto orafo aretino, dove il calo delle vendite sul mercato turco nei primi sei mesi di quest’anno ha pesato da solo per ben 1,307 miliardi di euro in valore assoluto. Ricostruendo la traiettoria recente, nel primo semestre 2022 l'export di gioielleria si attestava su livelli ordinari pari a 167 milioni di euro, saliti a 279 milioni nel primo semestre 2023. Il picco straordinario si è verificato nel primo semestre 2024 con la quota record di 2,369 miliardi di euro, un boom innescato dalle restrizioni del governo turco sull'importazione di oro grezzo che avevano spinto gli operatori locali ad acquistare massicciamente semilavorati italiani come bene rifugio. La successiva introduzione di dazi protettivi e l'innalzamento delle barriere doganali da parte di Ankara — applicati anche ai prodotti lavorati e ai semilavorati —, hanno poi avviato il progressivo rientro dei volumi verso livelli fisiologici: le vendite si sono ridotte prima a 1,418 miliardi nel primo semestre 2025 (di cui 759 milioni nel secondo trimestre), per poi assestarsi sui 110 milioni di euro nei primi sei mesi del 2026. Questo ritorno ai valori precrisi rappresenta un riallineamento che ha inevitabilmente generato un forte impatto statistico negativo sulle rilevazioni annue sia locali che nazionali.”
“Sul fronte delle altre direttrici commerciali – conclude Massimo Guasconi – si registrano segnali positivi dagli Stati Uniti (+27,7%, a 241,1 milioni di euro), dalla Francia (+18,6%, a 164,5 milioni) e da Hong Kong (+26,9%, a 131,3 milioni), oltre che da mercati dinamici come i Paesi Bassi (+73,2%). Mostrano invece una flessione gli Emirati Arabi Uniti (-24,1%, a 323 milioni) e Panama (-19,0%, a 69,4 milioni). Per quanto riguarda gli altri distretti orafi nazionali, il primo semestre 2026 si chiude in territorio positivo per Alessandria (+36,0%) e Vicenza (+6,1%), mentre Milano evidenzia una sostanziale tenuta (+0,3%). Il quadro complessivo per l'oreficeria italiana segna tuttavia una contrazione dell'8,1% nei primi sei mesi dell'anno. La forte fluttuazione dei costi dei metalli preziosi ad iniziare ovviamente dall’oro sta spingendo con decisione i nostri imprenditori ad accelerare sui processi di innovazione. Diventa infatti fondamentale individuare percorsi creativi e produttivi inediti che riguardino anche la sperimentazione di nuovi materiali, combinando la tradizione della maestria orafa aretina con tecnologie avanzate e soluzioni di design capaci di intercettare le nuove tendenze dei mercati internazionali.”
Il comparto aretino della moda chiude la prima metà del 2026 con segnali complessivamente positivi: a livello aggregato le vendite verso l’estero hanno registrato una tenuta nel secondo trimestre (-0,5%) e un incremento del +7,9% nel consuntivo semestrale. Tra le singole specializzazioni, l'abbigliamento segna un +5,6% nel secondo trimestre e un +17,1% nel semestre, mentre le calzature registrano un recupero semestrale del +3,8% (nonostante la flessione del -10,7% nel trimestre). Mostrano invece una lieve contrazione gli articoli in pelle (-0,7% nel trimestre e -2,3% nel semestre) e i prodotti tessili (+1,5% nel trimestre ma -0,6% nel semestre).
Fra le altre tipologie merceologiche, nel primo semestre 2026 risultano in crescita i prodotti alimentari (+16,0%), gli articoli in gomma e materie plastiche (+17,6%), i prodotti in metallo (+3,5%), i computer ed elettronica (+7,2%) e le apparecchiature elettriche (+12,1%).
In flessione si attestano invece l'agricoltura (-1,9%), le bevande (-10,9%), i prodotti chimici (-17,2%), i prodotti farmaceutici (-1,5%), la lavorazione dei minerali non metalliferi (-3,8%), i macchinari (-1,6%), i mezzi di trasporto (-6,8%) e i mobili (-21,0%).

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