Opinionisti Claudio Cherubini

Eretiche

il libro del prof. Giorgio Sacchetti

Print Friendly and PDF

Sabato prossimo 7 aprile alle ore 17,30, nella saletta della Biblioteca di Anghiari, sarà presentato il libro del prof. Giorgio Sacchetti  dal titolo “Eretiche. Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi” uscito anno scorso per i tipi della Biblion edizioni.

L’occasione è data dal centenario della nascita di Maria Luisa che avvenne il 1° marzo 1918 ad Arezzo da Camillo e Giovannina Caleffi, ebrei libertari nell’Italia fascista.

Il padre, insegnante a Firenze, si rifiutò di prestare giuramento al regime e nell’aprile del 1926 si rifugiò in esilio a Parigi dove lo raggiunse la famiglia pochi mesi dopo. Qui la casa dei Berneri  divenne, come ad Arezzo, il luogo di riunioni clandestine, di discussioni politiche, di pratiche antifasciste e di elaborazioni di scelte eterodosse. Camillo ricercato dall’OVRA (la polizia fascista) venne arrestato ed espulso, mentre divenne difficile, anche dal punto di vista economico, la vita della moglie e delle figlie (Maria Luisa e Giliana) sottoposte a stretti controlli di polizia. Nonostante ciò Maria Luisa abbracciò l’anarchismo militante e a sedici anni aveva già un fascicolo di polizia a suo nome. Il padre, dopo aver peregrinato per l’Europa in cerca di un rifugio sicuro, andò a combattere con i miliziani anarchici e antistalinisti nella guerra civile di Spagna contro i generali guidati da Francisco Franco. Qui trovò la morte a Barcellona il 5 maggio 1937, assassinato da sicari stalinisti nel corso della resa dei conti interna al movimento rivoluzionario.

In questi anni Maria Luisa costruì una rete di relazioni e divenne un punto di riferimento per il movimento anarchico e anche la madre Giovannina iniziò ad impegnarsi attivamente nel movimento anarchico. Le due donne, come evidenzia Sacchetti, sentirono l’impulso di proseguire l’opera intellettuale del padre e del marito.

Maria Luisa si trasferì a Londra e divenne animatrice dei gruppi anarchici, impegnata a tessere relazioni con i movimenti europei. Intorno a lei si riunirono antifascisti di varie nazionalità e intellettuali inglesi. L’esperienza spagnola del padre e i bombardamenti delle vittime civili innocenti (come anche era accaduto a Guernica) rafforzò la sua opposizione alla violenza come strumento rivoluzionario e ciò la portò ad opporsi alla guerra. Posizione scomoda perché “chi non era a favore dello sforzo bellico era considerato sostenitore di Hitler” (come sottolineò Claudia Baldoli), tanto che pure l’amico George Orwell rivolse ai pacifisti l’accusa di essere filonazisti. Maria Luisa rispose che, per combattere Mussolini e Hitler, erano inutili i bombardamenti di civili nei paesi nemici che “tra due mali, il minore è sempre preferibile al peggiore. Ma perché limitare la scelta a due mali?” E allora no al fascismo e no alla guerra. Il 22 febbraio 1945 venne arrestata per cospirazione, ma rimessa in libertà riprese attivamente la sua attività politica e intellettuale. Nel 1948 partorì una bambina, morta subito dopo la nascita e quattro mesi dopo, il 13 aprile, morì anche lei per un’infezione virale.

Come detto, la madre aveva iniziato a collaborare con il movimento anarchico solo dopo l’assassinio del marito (prima era troppo occupata a far quadrare il bilancio familiare), ma nel 1940 venne arrestata, espulsa in Italia, inviata al confino da dove però riuscì a fuggire e a entrare nella Resistenza. Nel dopoguerra fu molto attiva politicamente fondando e dirigendo importanti riviste come “La rivoluzione libertaria e “Volontà”. E in memoria della figlia organizzò per circa nove anni, prima a Cesenatico, poi a Piano di Sorrento e infine a Marina di Massa, una colonia estiva gratuita con finalità educative basate sulla libertà e l’uguaglianza. Giovannina Caleffi, detta Giovanna, morì il 24 marzo 1962; era nata a Gualtieri (Reggio Emilia) il 4 maggio 1897. 

Il prof. Giorgio Sacchetti nel suo ultimo libro analizza la vita e il pensiero di queste due importanti figure del movimento anarchico internazionale, rimaste in ombra per essere donne, mostrando “il loro tragico percorso umano nell’Europa dei totalitarismi, la loro comune sensibilità politica e culturale, cosmopolita e transnazionale” come è scritto nella quarta di copertina. Lo fa analizzando i temi trattati dalla rivista “Volontà” che Giovanna Caleffi diresse dal 1946 al 1962 e che si affermò, scrive Sacchetti, “come crocevia europeo della sinistra eretica e delle correnti anticonformiste, luogo significativo di dibattito teorico e di rinnovamento dell’anarchismo, vera comunità d’esperienza per tutti gli anni Cinquanta” attraverso la collaborazione e i dibattiti con personalità di rilievo come Gaetano Salvemini, Ignazio Silone, Ernesto Rossi, Adriano Olivetti, Fernando Tartaglia, Aldo Capitini, Albert Camus, Piero Calamandrei, Lamberto Borghi, Gianni Bosio, Angelica Balabanoff e molti altri. La rivista “Volontà” afferma il prof. Sacchetti era “un modo per incontrare tutte queste culture del dissenso”. “Il pacifismo come impegno politico del presente e la pace come orizzonte mentale e culturale” caratterizzarono la rivista invitando ad opporsi alla ‘guerra fredda’ tra il blocco occidentale e quello sovietico e, come evidenzia Sacchetti, “la rivista individua bene i ruoli e le funzioni pericolosamente simili (sebbene opposte) delle due grandi potenze sullo scenario internazionale”. Un altro aspetto che caratterizzò la rivista fu “l’antinomia Stato/Società” chiedendosi ad esempio se fosse più grave nell’Italia del secondo dopoguerra il pericolo clericale o quello comunista. I redattori della rivista nel 1948 scrissero “Lasciamo ad altri la grande politica. Noi facciamo la piccola politica, la politica dei piccoli gruppi autonomi, nei quali soltanto si genera la tensione sociale che costruisce verso l’avvenire” e ancora “Vogliamo eccitare al dubbio, alla rinascita dello spirito critico, denunciando l’errore profondo dei dogmi delle tesi definitive”. Così la rivista aprì a dibattiti su violenza e non violenza, su razzismo e diritti civili, sui problemi della cittadinanza, sulle questioni demografiche, sulla disoccupazione, sulla  delinquenza minorile, sulle mafie, sulla tematiche di genere contro l’Italia bacchettona e maschilista, sull’arte, lo spettacolo, la letteratura e il cinema, sull’educazione delle giovani generazioni con riflessioni teoriche sull’esperienze pedagogiche antiautoritarie e comunitarie coinvolgendo anche la Nomadelfia di don Zeno, la scuola di don Milani, le proposte di Ernesto Codignola, Danilo Dolci, ecc.

Ormai da oltre trent’anni a Città di Castello esiste il mensile “l’altrapagina”, fondato da Enzo Rossi, una rivista “controcorrente”, che pur nascendo da esperienze culturali diverse, per molti aspetti somiglia alla rivista “Volontà” fondata da Giovanna Caleffi, primo fra tutti il pacifismo transnazionale. Per questo alla presentazione del libro sabato prossimo, insieme a me e all’autore, interverrà una redattrice del “l’altrapagina”, Elide Ceccarelli, che collegherà le tematiche affrontate dalle due riviste evidenziando i temi comuni, ma ancora attuali nello scenario, sociale, politico e culturale a distanza di oltre mezzo secolo. Non è un caso se “l’altrapagine” in questi ultimi numeri esce con il seguente incipit: “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” (Albert Einstein).

Redazione
© Riproduzione riservata
30/03/2018 23:38:43

Claudio Cherubini

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo. Collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 "Terra d’imprenditori" e nel 2016 "Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940)". Nel 2017 ha curato la mostra e il catalogo "190 anni di Buitoni. 1827-2017" e ha organizzato un ciclo di conferenze sulla storia del pastificio di Sansepolcro con i più autorevoli studiosi universitari della Buitoni.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


Potrebbero anche interessarti:

Ultimi video:

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Bisogna essere registrati per lasciare un commento

Crea un account

Crea un nuovo account, è facile!


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui ora.


Accedi

0 commenti alla notizia

Commenta per primo.

Archivio Claudio Cherubini

Siberia in fiamme >>>

Non mi abbandonare >>>

Un mestiere scomparso: il sensale >>>

Chi è più fascista? >>>

In vino veritas >>>

Cent’anni fa passava la Spagnola >>>

I cambiamenti economici a Sansepolcro >>>

Vino valtiberino? Scadente, ma abbondante >>>

Pugni chiusi: un Sessantotto di periferia? >>>

La vite e la coltura promiscua >>>