Opinionisti Olinto Gherardi

Il comizio...

Oggi solo scellerate azioni di personaggi che vivono di autocelebrazione

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Non ho mai amato la politica, materia da me ritenuta noiosa e difficile da interpretare, fuori dalla mia portata, ma da ragazzino ricordo con piacere il comizio, era un evento, un avvenimento importante che si ripeteva a distanza di tempo, quando vi erano le elezioni, locali o nazionali; allora non c’erano i carrozzoni di provincia e regione, si eleggeva il Sindaco o si eleggevano i parlamentari a Roma, il “novo Governo” . Montavano un palco in Piazza ed il giorno del Comizio vi attaccavano il simbolo del partito del quale faceva parte chi avrebbe parlato alla gente, ai votanti, un altoparlante che diffondeva musica ed in seguito la voce dell’oratore. Solitamente iniziava verso le 5 e dalle 4 la piazza si andava popolando di persone, uomini, giovanotti, ma anche donne e ragazze e mamme con i figli,  chi più chi meno lontano dal palco, a ridosso del quale stavano ovviamente i fan di quel partito. Allora i partiti non erano mica mille come oggi, erano pochi e seriamente impegnati a far brillare la loro luce, ricordo il Partito Comunista, la Democrazia Cristiana, il Partito Repubblicano, il Partito Socialista, il Movimento Sociale, il Partito Social Democratico, il Partito Liberale, questi più o meno i contendenti, con PCI e DC che si morsicavano e battagliavano quotidianamente. La gente che seguiva il comizio, lo faceva in un silenzio quasi religioso riuscendo persino a tenere buoni i bambini, tutti seguivano con attenzione cercando di capire i difficili termini che a volte l’oratore pronunciava, erano persone semplice più attente alla terra da coltivare che all’istruzione, ma comunque non certo degli sprovveduti totali; sapevano scegliere chi li avrebbe governati e raramente si sbagliavano. Di solito in Piazza parlavano quelli dei partiti più forti, gli altri spesso tenevano i loro comizi fuori l’arco di Porta Fiorentina alla presenza di un pubblico molto meno numeroso di quello della Piazza, ma avevano il loro seguito. Nei giorni a seguire, la gente discuteva di quello che aveva sentito, in maniera tranquilla e civile, salvo qualche esagitato capoccione, in attesa poi di andare a sentire il comizio dell’altro partito e fare i raffronti per decidere chi fosse più credibile ed affidabile in prospettiva futura. Erano gli anni che chi masticava politica, era considerato un passo avanti rispetto agli altri ed era rispettato, era colui che prima delle consultazioni di voto si recava casa per casa ad accertarsi che chi conosceva avrebbe votato per il partito al quale lui apparteneva, ed a quelli meno istruiti o più insicuri, portava un fac simile della scheda elettorale indicando loro su quale simbolo mettere la croce, in pratica aveva degli exit pool attendibili addirittura prima del voto, tanto era certo che non avrebbero votato diversamente. Anche un amico di famiglia dei miei veniva sempre prima delle votazioni, me lo ricordo bene e sinceramente quella cosa mi ha segnato in maniera negativa, in quanto consideravo umiliante il fare di questa persona nei confronti dei miei genitori, quasi non fossero in grado di pensare con la propria testa e decidere chi votare o non votare. Probabilmente questo ha contribuito non poco ad allontanarmi da questa scienza inesatta, fatta di illusione e compromessi, di scambi e sotterfugi dietro le quinte, di tradimenti continui, un po’ come accade ai nostri giorni … già, magari fosse ancora così, forse il nostro stivale godrebbe di una salute migliore e di un rispetto ferreo fuori dai confini, un po’ come quando ad aprire bocca nei telegiornali erano i La Malfa, i Fanfani, i Moro, i Nenni, i Berlinguer, e non dei prenditori miliardari scesi in campo per salvare il lato b dagli strali della giustizia o degli arroganti saputelli di toscana superiorità (secondo loro) dediti all’esaltazione dell’ego ed allo sfascio di Paesi che faticosamente, dopo la guerra, erano riusciti a crescere e ritagliarsi un posto al sole… ma nemmeno veramente le scarpe possono, questi figuri, legare ai succitati politici, anzi dovrebbero avere la delicatezza di non dire che sono politici, ma solamente saltimbanchi inesperti con le mani in pasta che tentano di riempire le tasche con denari sonanti, in qualsiasi modo possibile. Oggi quello che loro definiscono politica, è semplicemente denigrazione arrogante dell’avversario di turno, è assurdo addebitamento di responsabilità per cose non fatte da altri in precedenza, è attaccare scompostamente sull’onda rabbiosa della delusione di poltrone perse, oggi ciò che questi protagonisti in negativo definiscono politica, viene fatto nei salotti televisivi di parte, schierati con chi apre di più la borsa, viene fatta dai giornali foraggiati per scrivere verità di comodo per menti distratte o confuse, che sono numerose ancora barricate dietro lo spauracchio fascista o l’immondo razzismo. E’ logico che io rimpianga il comizio, insieme al quale rimpiango il rispetto per il prossimo che questi guitti non sanno nemmeno dove abiti, unitamente rimpiango anche la coerenza e la serietà, che sfacciatamente manifestano ogni giorno di non avere, pubblicamente, in tv, sui giornali. Quindi di cosa possiamo parlare a fronte di questo mondo odierno punteggiato di ignoranti funzionali che si atteggiano a statisti, a filosofi, a letterati . E’ deprimente, frustrante, assistere all’involuzione umana ed alla perdita di valori fondamentali, è pauroso rendersi conto che il fare di pochi, diversamente attenti, ti cambia la vita in peggio e soprattutto cambia quella dei tuoi figli, dei giovani che saranno i futuri cittadini di un Paese allo sbando, grazie alle scellerate azioni di personaggi che vivono di autocelebrazione pubblica ed arricchimento personale, unico scopo per il quale vorrebbero occupare le poltrone del governo … è solo di qualche giorno fa la scellerata proposta di legge di uno di questi “statisti  in divenire” di aumentare gli stipendi dei parlamentari a 19.000,00 Euro mensili. Questo in un Paese che chi avanza queste richieste è da mesi in prima linea ad urlare che siamo in recessione e che non c’è lavoro, questo in un Paese nel quale un invalido percepisce 287.00,00 euro di pensione mensile, nel quale un giovane a chiamata ne percepisce 5-600.00,00, nel quale un operaio ne percepisce 1000-1200.00,00. Un altro dei valori che hanno perso questi emeriti nullafacenti è la vergogna, ma forse non sanno nemmeno cosa significhi quella parola, ne loro, ne chi ancora presta attenzione alle loro fandonie.

Olinto Gherardi
© Riproduzione riservata
31/03/2019 15:19:10

Olinto Gherardi

Operaio – Scrittore - Apolitico – 21 anni nel Gruppo Sbandieratori di Sansepolcro dall’avvento del Dott. Piero Gennaioli - Scrittore di poesie - Due pubblicazioni nel 2013(Lo Sbandieratore di Emozioni) e 2015 (All’ombra della Torre) con lo pseudonimo di Uguccione de’ Fiaschi – Collabora alla mostra fotografica di Francesca & Angelo Petruzzi, ManiAnime del Borgo 2016 – Attenzione rivolta al territorio, al Borgo ed al suo patrimonio artistico; diretto e chiaro nell’esposizione del pensiero critico, ma costruttivo. Fotografo amatoriale per hobby-Calcio e Pallavolo gli sports seguiti in prevalenza. redazione@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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