Opinionisti Leonardo Magnani

Un’Epifania della mente: passare per un’altra strada

Saremo in grado di essere capaci di apprezzare nuovi orizzonti di pensiero?

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E’ finito il periodo delle feste con una ricorrenza che chiamano Epifania e che tutti conoscono come la Befana. E’ una festa religiosa, d’accordo, ma è molto particolare nella sua specificità. Significa manifestazione e dona un messaggio trasversale, universale e che coinvolge sia il credente quanto il non credente. Qualunque sia il pensiero di una persona, quanto ci dice l’Epifania è particolarmente coinvolgente e, se consideriamo la sua istituzione, ancor più affascinante.  Ha un’origine antica, risale al I secolo dopo Cristo e diventa patrimonio della Chiesa di Roma dal V secolo. Nata da una setta gnostica che credeva che l’incarnazione avvenisse nel momento del battesimo di Gesù, viene riconosciuta nel cristianesimo, come ricordo della manifestazione del Cristo a sapienti venuti da Oriente, detti Magi. Non c’è certezza  sulla veridicità storica dell’evento, né sul numero esatto dei Magi, se tre, sei o addirittura un gruppetto di dieci persone. Sappiamo che erano originari della Persia e che erano stanziali nell’attuale Iraq, sicuramente appartenenti alla religione del Mazdeismo, la stessa che ha portato il concetto di resurrezione al popolo ebraico.

E’ una festa particolare, per l’esaltazione che fa della diversità: tre stranieri, che vedono rivelata la divinità in un bambino. Potremmo laicizzare il messaggio e comprenderlo come la capacità che essi ebbero di vedere la preziosità della persona umana, di ogni persona, in quanto tale; non perché re o regina, ma perché uomo che si manifesta nella sua precarietà e necessità di protezione. Da quando abbiamo smesso di considerare unica la vita della persona e conseguentemente di vedere come decisiva l’esistenza d’intere popolazioni?

 Per altro verso, se vogliamo seguire il messaggio cristiano, è la volontà di Dio di essere ecumenico, trasversale, aperto a tutti, oltre i confini nei quali desideriamo costringerlo. Quante volte e in quante occasioni vediamo ostentare la divinità come qualcosa di proprio: al contrario qui siamo davanti a un Dio che si manifesta come tale a persone che non credono in quella medesima divinità. 

Il sapere intuitivo ci porta a vedere un’universalità che travalica i nostri confini, le nostre barriere, i nostri muri,  che sono soprattutto mentali. E’ veramente unico pensare come una festa di una determinata religione, patrimonio di un determinato fenomeno religioso, possa esplicarsi attraverso la voglia di scoprire e di scoprirsi di quanti sono estranei a quel fenomeno: è l’uscire fuori dalle angustie delle nostre certezze per andare in cerca di nuovi orizzonti che non ci rinchiudano in recinti troppo limitanti. E’ una festa rivoluzionaria se pensiamo a come i Magi non vadano ad adorare il Re Erode. A lui non è destinato nemmeno uno dei doni che portano con loro. I Magi adorano la preziosità di un bambino, di un debole che è agli antipodi del potere costituito. E’ l’antipotere. Adorare l’antipotere è il modo per vivere liberi dal desiderio di possesso che attanaglia chiunque: attanaglia certi religiosi quando desiderano possedere Dio per poterlo ostentare, attanaglia il popolo quando desidera  essere amico del potente, per ostentare una qualche vicinanza a chi può determinare le sorti.

I Magi torneranno a casa passando da un’altra strada: “Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” Gv. 2, 12. E’ la strada che dovremmo imboccare se veramente vogliamo cambiare, in meglio, le sorti di una politica troppo attenta a difendere possesso e confini opprimenti e poco adatti al vero e autentico progresso umano.

Saremo in grado di essere così moderni da diventare talmente antichi da essere capaci di apprezzare nuovi orizzonti di pensiero?

Leonardo Magnani
© Riproduzione riservata
10/01/2020 17:21:48

Leonardo Magnani

Leonardo Magnani è nato e vive a Sansepolcro. E’ laureato in filosofia e in scienze religiose. Insegnante di professione, da anni collabora con l’Associazione Cultura della Pace e si interessa di mediazione dei conflitti e di nonviolenza.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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