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L’ora della pensione… ma sempre con grandi stimoli!

Da ora in poi sarò disponibile solo per progetti che mi appassionano

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Finalmente per il sottoscritto è arrivata la pensione! Sembrava una tappa lontana, ma - si sa - il tempo vola, gli anni passano, i capelli diventano bianchi e i figli sono diventati grandi. Devo dire che la parola “pensionato” mi fa un po' impressione, perché una volta si legava il raggiungimento di questo obiettivo con la vecchiaia, ma con l’allungamento della vita - se la salute non ti abbandona - a 60 anni, oltre a fare il tradizionale nonno (spero presto!), abbiamo la possibilità di tenere ritmi meno frenetici e impegnativi di quelli lavorativi. Personalmente, non sarò mai il tradizionale “pantofolaio”, avendo fatto l’imprenditore per tanti anni: lavorare per me è sempre stato un divertimento, perché sempre alla ricerca di sfide e al raggiungimento di nuovi traguardi. Ora è arrivato il momento di dedicare la mia vita agli altri, in particolare nel sociale - perché aiutando gli altri aiutiamo anche noi stessi ad essere delle persone migliori - ma anche di riservare più tempo a tutte le associazioni nelle quali sono coinvolto. Avendo la fortuna di avere i genitori ancora in vita, in questi ultimi anni sono diventato “genitore” dei miei genitori, imparando a prendermi cura di chi in passato lo ha fatto con me, muovendomi come un acrobata tra la casa, il lavoro, i medici e le pratiche burocratiche per l’accesso alle cure. Proprio per questa esperienza personale, ho capito quanto in Italia siamo messi male nell’assistenza agli anziani e quanto sia importante il ruolo di tante associazioni di volontariato. Mi è sempre piaciuta una filosofia americana che dice: “costruisci la tua azienda, falla funzionare, ritirati presto, sii felice con la tua famiglia”. Ma quel “ritirati presto” - per chi è abituato a dedicare anima e corpo alla sua impresa - non sempre è possibile in Italia, viste le difficolta quotidiane che deve affrontare un portatore di partita Iva. Dopo tanti anni investiti nel crescere professionalmente e nel far crescere le varie attività, è arrivato il momento di passare il “testimone” ai figli e lo faccio con la massima serenità. Il pensionamento è anche quel momento nel quale rimettiamo in moto la macchina del tempo per riaprire tutte le pagine della nostra vita, di cui alcune belle e altre un po' meno. Ma da tutte queste pagine viene fuori il “libro della vita”, dei progetti realizzati e di quelli rimasti nel cassetto.

Dopo aver conseguito il diploma di perito elettromeccanico e in attesa di svolgere il servizio militare, sono andato a lavorare all’interno di una falegnameria, prendendo un indirizzo completamente diverso da quello del percorso scolastico che avevo seguito, ma in quel momento la mia priorità era il raggiungimento dell’indipendenza economica dalla famiglia. E soltanto dopo il ritorno dal servizio di leva (era il 1981 e avevo 20 anni), avrei fatto una nuova scelta. Dopo un anno di servizio militare, invece, sono tornato in quella stessa azienda, cioè la falegnameria, dove il lavoro che inizialmente non mi stava “simpatico” ha cominciato con il tempo a piacermi; ho appreso tutte le nozioni e anche i segreti necessari per poter diventare dapprima falegname e poi mobiliere. A distanza di qualche anno, però, visto il mio carattere, il ruolo di dipendente mi era rimasto un po’ stretto e allora ho deciso di mettermi in proprio, aprendo la mia prima attività. È stato un successo, tanto che due anni più tardi io e il mio socio abbiamo acquistato un capannone nella zona industriale di Santa Fiora molto più grande di quello nel quale avevamo iniziato la nostra avventura. Da lì – vuoi per bravura, vuoi per fortuna o vuoi per entrambe le cose – è stato un susseguirsi di successi: abbiamo ampliato il capannone raddoppiando le dimensioni e ne abbiamo addirittura presi altri due in affitto per poi costituire una nuova società, una commerciale che vendeva le nostre linee di mobili in tutta Europa. È stato un periodo di grande crescita professionale, con la partecipazione alle mostre più importanti di settore (Salone del Mobile di Milano, Fiera di Valencia, Birmingham e tante altre esposizioni), con una rete commerciale molto capillare che copriva tutta l’Europa nei vari settori merceologici dell’azienda. In questo periodo, è arrivata anche la mia nomina alla presidenza nazionale della Federazione Legno Arredo di Confartigianato e all’interno di questa associazione ho fatto un percorso di oltre 20 anni, ricoprendo molteplici incarichi. Possiamo dire che questa nomina è stata la classica ciliegina sulla torta, il coronamento di un sogno, quello di rappresentare l’universo italiano delle aziende del comparto legno arredo. Un periodo che mi ha fatto crescere e che mi ha insegnato molte dinamiche della politica nazionale, che soltanto vivendole si può capire come funziona il Paese Italia. Tanto il tempo dedicato a questo ruolo, percorrendo una montagna di chilometri tra Roma e Milano, frequentando i vari Ministeri, firmando i rinnovi dei contratti di lavoro, discutendo la costruzione degli Studi di Settore con l’Agenzia delle Entrate e partecipando a convegni e manifestazioni in tutta Italia. Ma poi qualcosa si è “rotto” e, nonostante fossi stato confermato al mio secondo mandato per acclamazione (il primo era stato un bagno di sangue), quando mancava circa un anno alla scadenza mi sono dimesso, non riconoscendomi più nelle nuove strategie associative. Ciò che mi ha fatto capire che avevo costruito qualcosa d’importante è stato dato dal fatto che, dopo le mie dimissioni, a ruota la stessa mossa è stata compiuta da 13 dei 15 componenti del direttivo nazionale; evidentemente, non ero il solo a pensarla in un certo modo. Chi mi conosce, sa che sono un “vulcano” e che ho sempre bisogno di nuovi stimoli e allora piano piano - forse perché avevo la “pancia piena” - è scattata in me la voglia di fare altre esperienze lavorative, sotto anche lo stimolo dei rispettivi figli (parlo sia di me che del mio socio), quali non erano interessati all’attività perché attratti da altre situazioni. Così è nata una nuova attività: l’agenzia di comunicazione. Un lavoro che mi ha sempre intrigato, in particolare nel mio percorso romano, avendo avuto modo di relazionarmi con le testate nazionali. In tutto questo periodo, oltre a fare l’imprenditore, sono ininterrottamente stato molto attivo nei vari ambiti dell’associazionismo e della politica. Proprio in questi giorni, ripercorrendo le tappe della mia vita, mi sono reso conto che in quarant’anni ho ricoperto cariche di presidente o vicepresidente di 52 realtà fra associazioni, cooperative, consorzi ed enti vari. Sinceramente, solo un “pazzo” come me avrebbe potuto portare avanti in contemporanea le responsabilità di imprenditore con queste attività extra-lavorative, senza perdere di vista la famiglia. Molti mi considerano una persona con un carattere particolare ed è forse vero, ma di questo vado fiero, perché se la vita mi ha permesso di arrivare a determinati traguardi vuol dire che forse il mio carattere ha anche i suoi lati positivi. Quando si dice a una persona di non essere gestibile, io mi riconosco in questa, perché non mi piacciono le ingiustizie e le prepotenze. E non mi piace nemmeno fare il burattino solo per conseguire incarichi o compensi economici. Nella vita nessuno mi ha regalato niente e, senza voler peccare di presunzione, penso di essermi meritato ciò che ho ottenuto, anche perché in questo percorso vi sono stati momenti difficili, che ho potuto superare grazie a mia moglie e ai miei figli, i quali mi sono stati vicini anche in quei frangenti delicati che ogni persona inevitabilmente attraversa, ma la coerenza, la pazienza e l’onestà sono valori che ti fanno uscire dalle circostanze negative. Ora che lo hanno saputo, tante persone mi hanno domandato: cosa farai adesso che sei in pensione? In tutta sincerità, è difficile dare una risposta. Non credo comunque che la mia vita cambierà più di tanto. Di una cosa sono certo: farò solamente le cose che mi piacciono e che mi stimolano senza farmi coinvolgere in progetti nei quali non mi sento “vecchio”, ma nemmeno sono disposto a imbarcarmi in avventure che fino a venti anni fa erano il mio “pane” quotidiano, perché il futuro è dei giovani. Fra i tanti progetti nel cassetto, sono due quelli che mi stimolano particolarmente: il primo è quello di scrivere un libro della mia vita, raccontando tanti spaccati di vita e vicende che mi hanno visto coinvolto, per far capire come tante volte le cose non sono proprio come la gente crede o ad essa vengono raccontate, ovviamente documentando il tutto con materiale che prova quanto scritto… altrimenti sarebbe troppo facile. Il secondo progetto, riguarda la mia terra, la Valtiberina e in particolare Sansepolcro: è quello di realizzare un Museo di Arti e Mestieri, perché ritengo che la storia e le tradizioni siano alla base della nostra vita. Girovagando per l’Italia, ho potuto toccare con mano quanto strutture come queste siano funzionali anche in ambito culturale e turistico. Circa un anno fa, ho anche presentato un progetto all’amministrazione comunale di Sansepolcro, che si è immediatamente dichiarata disponibile a sostenere questa iniziativa, ma ancora per vari motivi non siamo riusciti a concretizzare. Concludo questo breve pensiero ringraziando tutte quelle persone che mi sono sempre state vicine e sono veramente tante, dagli amici d’infanzia a quelle che ho conosciuto nel mio percorso di vita. Andare a cena con loro, sentirsi al telefono o prendere un caffè sarà sempre un piacere per me. La vita mi ha dato tanto fino a questo momento e spero che anche in futuro mi riservi altre soddisfazioni.

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
23/03/2023 09:40:11

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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