Opinionisti Leonardo Magnani

Niger, questo sconosciuto

Un paese con gravi problemi di democrazia

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Le camere parlamentari sono state sciolte con decreto del Presidente della Repubblica, così come la Costituzione Italiana prevede, ma in modo particolarmente originale, in regime di prorogatio del potere del Parlamento, sono state poi riconvocate per sancire l’invio di un contingente militare in Niger, denominando tale operazione, Security Force Assistance.

Tutto qui? Verrebbe da dire, sì, tutto qui, ma tocca alle persone assennate domandarsi il perché e non fermarsi alle giustificazioni e motivazioni ufficiali perché c’è molto di più e di più preoccupante.

Intanto dobbiamo domandarci cosa si vada a fare in Niger. La motivazione ufficiale è quella di controllare i confini, anche se il governo nigerino ha già smentito, addestrare i soldati del Niger e fermare i trafficanti di uomini che portano nuovi migranti nelle nostre coste.

La prendiamo alla lontana verrebbe da osservare, anche perché il Niger si trova a varie migliaia di chilometri dalle coste italiane: ora se è cosa normale controllare i nostri confini, diventa un po’ più complesso capire perché gli stessi confini possano estendersi così tanto.

Se poi andiamo a vedere realmente cosa accada in Niger, osserviamo che da lì i migranti non partono. Sì perché le persone partono dalla Nigeria, dalla Costa d’Avorio, dal Mozambico, dal Burkina, dal Senegal, ma in genere, non dal Niger. Allora? La risposta la sappiamo: andremo in Niger perché da lì passano i migranti.

Dobbiamo meglio capire da dove fuggano e perché mai dobbiamo bloccarli in Niger, paese con gravi problemi di democrazia, grande due volte la Francia e con un deserto enorme da dove passano tutti o quasi tutti. Non è forse meglio creare le condizioni affinché non inizino nemmeno il viaggio della speranza? Non sarebbe meglio aiutare economicamente quei paesi che vedono uscire e andar via la migliore gioventù? Perché bloccarli in un altro paese? A cosa serve tanta miopia? Viene da chiedersi: perché per evitare le tragedie nel Sahel, legate alla fuga dai territori, non si interviene sulle crisi idriche, prima causa delle carestie, favorendo le varie economie locali?

Il problema è che si sta parlando di ex colonie francesi che regalano alla Francia il 40% del suo Pil nazionale. Il franco Cfa, è usato da 14 Stati africani e questo significa qualcosa per Parigi,  che è presente da più di quattro anni nel Sahel, con circa 4mila uomini, con l’operazione Barkhane. L’obiettivo è di combattere il terrorismo ma, sembra evidente che gli interessi siano altri, come l’utilizzo dell’uranio per i suoi reattori nucleari, importandolo dal Niger per il 40% del suo fabbisogno. Il Niger è, infatti, pieno di oro, coltan, petrolio e, appunto, uranio.

Siamo allora di fronte ad un grande affare, l’ennesimo a scapito di popolazioni sempre più impoverite, con l’aggravante di creare condizioni per nuove migrazioni, anziché opportunità per uno sviluppo sostenibile e auspicato nei paesi del Sahel.

Il costo della missione sarà di 49,5 milioni di euro e vedrà l’impiego di 450 militari a pieno regime.  Denaro pubblico che sarà sottratto a scuole, sanità, reddito e molto altro ancora. Tutto questo con il silenzio dei più, dovuto all’imminente campagna elettorale. Ancora una volta l’industria bellica esulta insieme alle necessità di bilancio del Ministero della Difesa, unite alla retorica contro gli immigrati che arrivano, che verrà fuori quando ci saremo dimenticati delle cause.  A farne le spese, le popolazioni sub sahariane in fuga da ciò che avremo provocato:  guerre, persecuzioni, povertà. Sì perché la povertà si crea, così come si crea la ricchezza.

Aiutiamoli a casa loro ci viene detto: bene allora, facciamolo, solo che abbiamo sbagliato casa, non aiutiamo chi scappa, ma siamo in casa d’altri per prenderci ciò che non ci dovrebbe appartenere, almeno con queste modalità, per poi lamentarsi se chi si trova svaligiato,  esce di casa, migrando, per cercare di godere di quanto un giorno gli è stato tolto.

Leonardo Magnani
© Riproduzione riservata
08/02/2018 09:35:04

Leonardo Magnani

Leonardo Magnani è nato e vive a Sansepolcro. E’ laureato in filosofia e in scienze religiose. Insegnante di professione, da anni collabora con l’Associazione Cultura della Pace e si interessa di mediazione dei conflitti e di nonviolenza.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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