Opinionisti Mara Ercolanoni

Genitori e figli croce e delizia

Quante domande ci facciamo ogni giorno sull’essere genitori?

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Chi non ama i propri figli? Quante domande ci facciamo ogni giorno sull’essere genitori? E soprattutto sull’essere o meno buoni genitori?

Credo che non ci sia mai stato un periodo storico così attento ai figli come il nostro secolo.

Vorrei fare una precisazione forse anche troppo attenti forse anche troppo presenti chi può dirlo?

Di una cosa sono estremamente sicura dovremmo lasciare più spazio alla possibilità di sbagliare, di soffrire, di imparare cosa significa crescere e risolvere un qualsiasi problema con le proprie e uniche caratteristiche ai nostri amatissimi ragazzi.

Siamo sempre lì pronti a raccoglierli se cadono senza pensare che devono cadere per imparare a rialzarsi.

Esaudiamo ogni loro desiderio, abbiamo in casa miliardi di giocattoli inutilizzati.

A diciotto anni spesso sanno cos’è uno youtuber o un influencer ma non sanno farsi un piatto di pasta al pomodoro.

Crepet diceva: quando sento “non ho fatto mai mancare nulla ai miei figli mi vengono i brividi perché qualcosa deve mancare a questi benedetti figli! altrimenti come possono utilizzare la loro mente, la loro macchina perfetta che è in loro, le loro risorse per realizzare qualcosa nella vita?”

Questa affermazione mi ha fatto molto riflettere. Se guardiamo le generazioni di oggi e la confrontiamo con quella dei nostri nonni vedremo senza alcun dubbio le differenze epocali che hanno contribuito a differenziarci nella società moderna. Cosa intendo dire? Voglio essere chiara non voglio dire che la nostra è una società migliore o peggiore è soltanto diversa.

Per alcune cose il tenore di vita è migliorato a dismisura, l’aspettativa di vita, ci sono molti centenari, conosciamo molte più cose attraverso internet, libri, televisioni e giornali.

D’altra parte nonostante tutto questo benessere abbiamo una società malata di depressione ansia, materialismo e protagonismo come mai prima d’ora.

Per questo nasce la mia riflessione, forse ci siamo disabituati ad avere un rapporto diretto con le varie problematiche che la vita può metterci davanti? Forse non sappiamo più affrontare le disgrazie, i fallimenti, i disagi che la vita inevitabilmente ci porta?

Eppure mi ricordo di mio nonno che aveva visto la guerra sofferto la fame, aveva visto morire molte persone vicino a lui, ha dovuto costruirsi la propria casa senza aiuti, lavorando duramente spesso in Svizzera lontani dalle famiglie come tante altre persone e tante altre storie simili di cui abbiamo sicuramente sentito parlare.

Il nostro dopoguerra negli ani tra il  1945-’50, eppure non l’ho mai sentito parlare di odiare la vita o dire che era meglio morire.

Che cosa è successo allora? il benessere e il capitalismo hanno preso così tanto piede e hanno ramificato così bene le nostre coscienze che non facciamo quasi più figli e li teniamo ancor di più sotto la nostra bella campana di vetro per paura. Al primo problema importante andiamo nel panico e non sappiamo cosa fare?

La risposta è si.

 D’altra parte non ho mai visto come oggi il genere maschile così vicino ai bambini, un tempo erano le madri che seguivano l’educazione, il gioco, cambiare i pannolini e accudire i  propri figli. Oggi ci sono i genitori della nuova generazione veramente collaborativi e questo è davvero un cambiamento epocale nel ruolo del padre nella famiglia. Sicuramente anche grazie alla nuova parità di diritto al lavoro anche per le donne (Qui potrei aprire un altro mondo e ne avremo modo in futuro).

Ci sono moltissime cose a favore del nostro tempo nell’essere buoni genitori sicuramente l’attenzione verso i problemi quotidiani, il dialogo aperto, l’aiuto nella scuola, la possibilità di studiare e di evolverci come genitori e come esseri umani.

Ma dai tempi dei tempi i nostri padri antichi ci hanno insegnato che solo attraverso l’esperienza  giusta o sbagliata che sia si può trarre il vero insegnamento.

E non certo da Wikipedia. La stessa scienza ci dice che serve una sperimentazione per trovare le risposte. Come mai potranno trovare delle risposte se non si porranno mai delle domande?

Se si isolano dentro se stessi senza  utilizzare le loro capacità la loro fantasia?

Questo mondo è malato ha sete di sentimenti che non riusciamo più a trovare e a dare.

 Abbiamo amici su fb ma in realtà la vera amicizia è un’altra e noi lo sappiamo bene ma loro cresceranno e stanno crescendo con queste identificazioni e dobbiamo parlare con loro tirargli fuori quello che hanno dentro e come ? Raccontando delle nostre cadute di quella volta che alle 5 del mattino siete usciti di nascosto per vedere l’alba e dell’esperienza che ha portato nella vostra vita. o di quando siete stati a manifestare in piazza per un’ideale politico qualsiasi esso sia ,ma tirategli fuori quella voce il mondo è una delusione a volte ma ognuno di noi può fare qualcosa per cambiarlo.

Spesso a tavola la solita domanda “come è andata a scuola ?” risposta “Bene” “Cosa avete fatto? “Niente”. A ok e si ritorna a guardare la tv o lo smartphone. Almeno la domenica spengiamo tutto e parliamo un’ora a settimana non è una richiesta assurda da porre ai nostri figli.

Dobbiamo avere il coraggio di restare a guardare, di dire no a volte con il magone nel cuore ma con una responsabilità nell’anima.

 Dobbiamo essere per i nostri figli degli istruttori di volo!  Non servi della gleba .

Perché non ne hanno bisogno! Sanno e possono e devono farcela con le loro idee, le loro forze , le loro passioni , le loro false aspettative ,con i loro amori sbagliati . Con il dolore.

Perché dobbiamo credere in loro se non crediamo noi in loro e facciamo tutto al loro posto chi ci crederà?

Riflettiamo.

Anche in questo periodo pazzesco e fuori controllo possiamo trarre insegnamenti molto importanti, si è vero è difficile trovare dei lati a favore, ma se spostiamo lo sguardo, un periodo così ricco di silenzio di riscoperta dell’importanza dello stare insieme di introspezione attraverso le difficoltà che si superano ogni giorno insieme non lo abbiamo mai avuto. Sentirsi qualcosa che fa parte del bene comune attraverso l’aiuto in famiglia o di una persona cara o un amico che ti porta la spesa.

Io sono costretta nella mia stanza da ormai 18 giorni a causa del covid-sars 19(ormai ho imparato bene il nome per via dei vari tamponi) e mio figlio mi ha detto” io non posso uscire mamma”. E perché? ho risposto io, tu sei negativo! “ perché devo pensare a te”. Ecco non avevo mai pensato che lui potesse sentirsi in dovere di aiutare me. Visto che ho mio marito a casa e invece con piccoli gesti ha saputo aiutarmi preparandomi una semplice camomilla parlandomi attraverso una videochiamata facendomi sentire la sua vicinanza.

Voglio dire che dobbiamo lasciarli crescere attraverso anche questa pandemia e se riusciremo a non cadere nella lamentela fine a se stessa ne usciremo più forti. Imbattibili.

Redazione
© Riproduzione riservata
24/02/2021 09:04:30

Mara Ercolanoni

MARA ERCOLANONI: Nata a Castel del Piano, un piccolo paese nella provincia di Perugia è innamorata della cittadina di Sansepolcro, dove vive con la sua famiglia da ormai 15 anni. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo: "Alla ricerca della Felicità" che racchiude il suo percorso introspettivo e la sua strada verso un’idea di felicità. Ama scrivere da quando aveva 10 anni e crede nella scrittura come forma di terapia. Ha collaborato con la casa editrice Pagine per una raccolta di poesie e con la Onlus la Voce del Cuore con altri percorsi.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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