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Ercolano: i reati lievi si potranno recuperare con lavori negli scavi archeologici

La novità ha un forte valore simbolico

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Chi commette reati di lieve entità e ottiene la messa alla prova, da oggi potrà affrontare il percorso di recupero (ed evitare la condanna in caso di esito positivo) svolgendo lavori di pubblica utilità, in maniera gratuita, all’interno degli scavi archeologici di Ercolano (in provincia di Napoli). E’ la novità figlia di una convenzione stipulata tra il Tribunale di Napoli, l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per la Campania e il Parco Archeologico di Ercolano. Una novità che da un lato sottolinea la nuova politica giudiziaria volta a potenziare la funzione rieducativa della pena (che trova il suo riconoscimento nell’articolo 27 della Costituzione ma che per troppi anni è stata di fatto marginalizzata) e che, dall’altro, esprime un forte valore simbolico: l’accordo si celebra in un territorio che per decenni è stato ostaggio della criminalità organizzata, stretto nella morsa degli interessi (e della faida) dei clan Ascione e Birra, e che diversi anni fa è stato liberato grazie allo straordinario impegno di magistratura e forze dell’ordine, riuscendo così - anche attraverso l’azione amministrativa - a costruire una nuova storia all’insegna della legalità. A sottolineare la duplice importanza della convenzione ci ha pensato il presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo: «Penso che l'istituto della messa alla prova, soprattutto lo svolgimento in questa località, sia un momento di importanza e di riscatto per coloro che purtroppo hanno avuto la disavventura di cadere nelle maglie della giustizia. Che questo sia il momento iniziale per il prosieguo di un percorso che porterà a valorizzare le bellezze del nostro territorio. Arte e giustizia devono camminare insieme, ma soprattutto credo che il progetto potrà essere di aiuto per coloro che meritano di riscattarsi dagli errori per poter vivere nel futuro un'esistenza dignitosa e rispettosa di tutte le norme costituzionali». Nello specifico le attività che potranno essere prestate in supporto a quelle svolte dal personale sono l’accoglienza dei visitatori, l’aiuto a quanti sono affetti da disabilità motoria e sensoriale, la cura e la manutenzione delle aree verdi, progetti di valorizzazione, di inclusione della comunità locale, pulizia dell’area archeologica.

Il momento della firma, che cade nel giorno dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino, è stato preceduto da un incontro al quale hanno partecipato il Capo di Gabinetto del Ministro della giustizia Raffaele Piccirillo, il Capo del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità Gemma Tuccillo, il Direttore Generale per l’Esecuzione Penale Esterna e Messa alla Prova  Lucia Castellano, il Presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo, il Direttore reggente dell’Ufficio Interdistrettuale di esecuzione penale esterna per la Campania  Claudia Nannola. Erano presenti anche i Direttori degli Uffici delle sedi provinciali, la Polizia Penitenziaria e i Funzionari di Servizio Sociale che accompagneranno l’esecuzione delle misure di comunità e il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto (di Italia Viva). «Il Parco archeologico di Ercolano vuole aggiungere il proprio contributo al processo di trasformazione di Ercolano da città nota solo dalla cronaca nera a luogo di resistenza civile e di occasioni solidali di reintegro all’insegna dei valori culturali che dalla storia di questo sito promanano. Nella convinzione che il reintegro nella società rappresenti non solo un’opportunità di recupero e riparazione - ha spiegato il direttore degli scavi Sirano - ma anche di apertura di percorsi di vita rinnovati, questa convenzione vuole coniugare la Giustizia in tutte le sue forme e capacità all’interno di una visione di comunità accogliente in cui i cittadini in area penale sapranno impegnarsi ma dalla quale si faranno anche trasformare». Sulla stessa scia Gemma Tuccillo, capo del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità: «Il fatto che questo protocollo sia stato stipulato qui e che funzionerà da volano per tanti altri protocolli analoghi in altrettanti siti, penso che sia un ulteriore motivo di soddisfazione e di orgoglio. Si richiede a chi ha violato la legge di porre in essere un comportamento attivo, socialmente di pubblica utilità, ma soprattutto che rappresenti un impegno per un valore, in questo caso un valore archeologico. E' un ingresso, da parte di chi ha violato la legge penale, in quello spirito di cittadinanza attiva che anche in chi non delinque non è mai sufficientemente sviluppato». Raffaele Piccirillo, capo di gabinetto del ministro della Giustizia, ha aggiunto: «Il compito del Parco archeologico è realizzare una integrazione tra città antica e moderna e mi sembra che ciò sia simbolico della necessità di ripristinare una integrazione tra il mondo dei cittadini 'perbene' e gli esclusi, coloro che hanno sbagliato. Coinvolgerli in questo progetto è il segno di quel percorso di ricucitura che è il significato profondo della sospensione del procedimento con la messa alla prova».

Soddisfatto anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto: «Ci affidiamo alla nostra storia ed alla nostra bellezza per sconfiggere il disagio. Arte e giustizia possono camminare insieme per favorire pene alternative alla detenzione e quindi garantire il reinserimento in società di chi commette reati». Il primo cittadino ricorda quindi che «la firma del protocollo si inserisce nel solco delle tante azioni messe in campo ad Ercolano in questi anni per sostenere e promuovere cultura, turismo e legalità. Diamo inizio ad un bellissimo percorso e sono sicuro che rappresenterà un volano per analoghi progetti da attuare in altre realtà. Un risultato raggiunto grazie al lavoro e alla determinazione del direttore del Parco, Francesco Sirano, al quale va il mio ringraziamento e quello della città per aver voluto favorire sempre di più l’integrazione tra città moderna e città antica».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
20/07/2021 05:37:05


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