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Mondo Politica: intervista a Benedetta Calagreti assessore del comune di Città di Castello

“Occuparsi della cosa pubblica rappresenta un’opportunità importante"

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L’esperienza da consigliere comunale “propedeutica” per il nuovo ruolo di assessore. La giovane Benedetta Calagreti è una delle donne presenti nella nuova giunta comunale di Città di Castello, guidata da Luca Secondi e si occupa di politiche sociali, inclusione sociale e protezione civile. La politica e il Partito Socialista sono una tradizione di famiglia in casa Calagreti: suo padre, Umbro, è stato assessore allo sport negli anni ’80 con il sindaco Giuseppe Pannacci, mentre il nonno paterno, Antonio Dino Calagreti, ha ricoperto il ruolo di vicesindaco negli anni ’70. Adesso, è lei a raccogliere l’ideale testimone. 

Cinque anni da consigliere comunale, poi la nomina in giunta: un passaggio necessario per chi vuol fare il pubblico amministratore?

“Occuparsi della cosa pubblica rappresenta un’opportunità importante per mettersi al servizio del proprio territorio e, allo stesso tempo, richiede un impegno costante ed una forte dedizione. E’ un’attività in cui l’esperienza acquisita riveste indubbiamente il suo peso. Il mio percorso come consigliere comunale è stato un passaggio fondamentale per conoscere la macchina amministrativa e oggi posso dirmi pronta ad affrontare il mandato che sono stata chiamata a svolgere”.

In cosa vuole distinguersi l’amministrazione guidata da Luca Secondi rispetto a quella del precedente sindaco Luciano Bacchetta?

“Io provengo dall’uscente amministrazione e ho deciso di ricandidarmi anche per dare un senso di continuità al lavoro svolto da Luciano Bacchetta. Quello che guiderà indubbiamente me e tutta la squadra formata dal sindaco Luca Secondi sarà la vicinanza alla comunità cittadina. Solo attraverso un confronto diretto e costante con le necessità della città potremo dare risposte concrete. E’ per questo che - come abbiamo già iniziato a fare la scorsa settimana nel quartiere di San Pio X - svolgeremo settimanalmente incontri con i diversi territori.

Lei è assessore a politiche sociali e inclusione sociale. Cosa manca a Città di Castello per ciò che riguarda questi versanti?

“In questa prima fase del mio mandato, ho avuto modo di confrontarmi con la grande e complessa macchina amministrativa del settore sociale. Sono tutte persone altamente formate e sempre sul pezzo, caratterizzate da un’accentuata concretezza e passione per il lavoro che svolgono. Un lavoro senza dubbio complesso, stante il ruolo di Città di Castello come Comune capofila della zona sociale 1. Coordinare otto Comuni su aspetti così delicati non è certamente semplice. Il mio intento è quello di portare avanti una politica di condivisione e dialogo con tutte le realtà territoriali della zona, così da sfruttare al meglio le risorse a nostra disposizione, economiche ed umane. Ciò a cui, sia io che il sindaco, teniamo particolarmente è l’aspetto dell’inclusione sociale e ci adopereremo sul versante dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Stiamo già pensando ad iniziative in collaborazione con l’assessorato ai lavori pubblici”.

E sulla protezione civile, altra sua delega, esiste un adeguato coordinamento fra le varie associazioni di volontari, che a Città di Castello sono senza dubbio numerosi?

“La nostra situazione sul versante dell’associazionismo è molto articolata, avendo tantissime realtà attive sul territorio. Quella del volontariato è, per la nostra zona, una risorsa preziosa che in costante movimento e che coinvolge persone di tutte le età”.

La riprova di tutto ciò l’ha offerta e la sta offrendo la parentesi della pandemia?

“Sì, lo abbiamo visto bene durante la gestione dell’emergenza, nella quale i volontari hanno rappresentato una ricchezza inestimabile. Dalle associazioni storiche a quelle appena nate, ciò che al Comune sta a cuore è la collaborazione fra queste. Condivisione di strumenti e di idee per raggiungere obiettivi importanti, che sono poi gli stessi per tutti: aiutare i cittadini ad affrontare e risolvere le loro difficoltà. Io provengo da quel mondo e ne conosco bene il potenziale e le capacità di condivisione”.

A giudicare dalle prime sedute consiliari della nuova legislatura, il tono del dibattito si preannuncia piuttosto vivace e magari anche più sostenuto rispetto ai cinque anni precedenti? 

“In tutte le consiliature si creano indubbiamente contrapposizioni più o meno forti; è questo il senso della democrazia e del confronto costruttivo. Io, anche da consigliere comunale, non mi sono mai rapportata con astio o diffidenza nei confronti della cosiddetta “parte avversa”, anzi, credo che da tutti si possa imparare qualcosa. E’ per questo che ritengo l’ascolto di importanza primaria. Siamo tutti lì per gestire al nostro meglio la cosa pubblica e mi auguro che riusciremo a farlo con i toni del rispetto reciproco e della produttività”.

Redazione
© Riproduzione riservata
02/12/2021 12:15:47


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