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Mondo Politica: intervista a Gabriele Marconcini ex assessore del Comune di Sansepolcro

No a una una multiutility toscana che gestirà acqua, rifiuti e gas

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È stato assessore alla cultura, alla pubblica istruzione e ai beni comuni a Sansepolcro nella giunta del sindaco Mauro Cornioli. Oggi Gabriele Marconcini, insegnante di professione, è sempre un attento osservatore delle dinamiche politiche (non soltanto quelle cittadine), continua la sua collaborazione con il movimento “Insieme Possiamo” e il tema dei beni comuni ha sempre una grande valenza in lui.

Marconcini, da quale esigenza è nata l’idea di organizzare l’incontro sui beni comuni e qual è stato l’esito?

“L’idea è nata dalla consapevolezza che in Toscana ci troviamo ad un punto di svolta: sul fronte dell’acqua alcune conferenze territoriali (i sub-ambiti in cui operano i diversi gestori) si stanno avvicinando alla scadenza delle concessioni, quindi a breve usciranno di scena le attuali società per lasciare spazio ad una diversa modalità di gestione della risorsa idrica. In linea con l’esito referendario del 2011, nel biennio 2018-2020 l’Assemblea dell’Autorità Idrica Toscana ha approvato all’unanimità due delibere che esprimevano un indirizzo chiaro e incontrovertibile: in tutta la regione, dopo la scadenza delle concessioni, l’acqua dovrà essere gestita, tramite affidamento in house, da enti pubblici che avranno raggi di azione corrispondenti alle attuali conferenze territoriali. Tali delibere hanno scongiurato, almeno sulla carta, il rischio che un bene comune come l’acqua possa essere concentrato nelle mani di un unico gestore regionale. In teoria sarebbe dunque tutto piuttosto definito, se non fosse che da un po’ si è iniziato a parlare di un progetto che non va proprio in questa direzione: i Comuni delle Province di Firenze, Prato e Pistoia si stanno adoperando per creare una multiutility che gestirà acqua, rifiuti e gas, con una formula che ricorrerà anche alla quotazione in borsa; un progetto che, oltre a discostarsi notevolmente da quanto delineato dall’Ait, sarà poi esteso anche al resto della regione, quindi anche all’area aretina. Fondamentalmente è questo il motivo che ci spinge a parlare di questi temi, perché se non si interverrà ora quasi certamente rimarremo ingabbiati in un sistema che andrà a gestire beni e servizi della collettività secondo i principi della finanza e con l’unico intento di generare profitti. C’è bisogno di elaborare un modello alternativo che possa mantenere la governance di certe risorse nell’alveo pubblico, sotto il controllo della politica e vicino ai bisogni dei cittadini. Con il convegno sui beni comuni, abbiamo iniziato a costruire concretamente questa proposta e la risposta dei cittadini, in termini di partecipazione, è stata davvero massiccia. Siamo dunque soddisfatti dell’iniziativa e, allo stesso tempo, orgogliosi del fatto che questo percorso sia partito da Sansepolcro e dalla Valtiberina”.

Recentemente, “Insieme Possiamo” ha puntato l’indice sul calo demografico di Sansepolcro, indicando possibili strade da percorrere per frenare la discesa sotto quota 15mila. È questo il vero problema di fondo che deve risolvere Sansepolcro, poiché sintomatico dell’attuale situazione?

“Questo è indubbiamente un grosso problema, la cui complessità impedisce di trovare soluzioni nell’immediato. Strutturalmente, abbiamo infatti una piramide demografica che protende naturalmente verso un trend negativo e a ciò dobbiamo poi aggiungere dinamiche socio-culturali ed economiche che nel nostro particolare contesto territoriale finiscono con l’accelerare ulteriormente la decrescita della popolazione: di fatto, nel giro di pochissimi anni il nostro Comune scenderà sotto la soglia del 15mila abitanti, con tutto quello che ne conseguirà in termini di prestigio, di trasferimento di risorse e di rappresentanza politica ed istituzionale della popolazione. Come arrestare tutto ciò? È evidente che di fronte a tutto questo non ci sono rimedi semplici, ma soltanto un complesso insieme di buone politiche da mettere in atto affinché si possano, in primo luogo, sostenere quelle fasce di popolazione dalle quali potrebbe originarsi un’inversione di tendenza: bisognerebbe, in altre parole, attivarsi affinché i giovani possano trovare opportunità culturali ed occupazionali nel nostro territorio, senza necessariamente trasferirsi altrove (talvolta in maniera permanente). Sarebbe opportuno introdurre incentivi per le giovani coppie, intervenire, nel limite del possibile, sul caro affitti e sui prezzi degli immobili che da noi sono particolarmente alti. Insomma, coinvolgendo anche altri enti sovra-comunali, si dovrebbe agire sulle tante variabili che determinano questa tendenza negativa; da ex-amministratore mi rendo conto di quanto sia arduo produrre risultati in questo senso però, a partire da un approccio olistico, si potrebbero promuovere azioni su singoli ambiti strategici, capaci di creare relazioni funzionali tra le proposte formative, l’offerta culturale locale e il mondo del lavoro”.

Alessandro Polcri nuovo presidente della Provincia di Arezzo: si può parlare di vittoria per la Valtiberina?

“Credo che, a prescindere dagli orientamenti politici, in un periodo nel quale il nostro territorio ha perso qualsiasi forma di rappresentanza al di fuori di questo comprensorio, l’elezione di Alessandro Polcri sia da rilevare come un dato positivo, anche se più che parlare di vittoria per la Valtiberina parlerei di sconfitta del centrosinistra aretino. Ad ogni modo, da valtiberino mi auguro che il sindaco di Anghiari possa spendersi energicamente per ridurre la marginalizzazione di questo territorio”.

Caro energia: ritiene che presto si tornerà a un riallineamento verso un livello più accettabile delle tariffe?

“Questa situazione sta producendo pesanti contraccolpi economici e sociali in tutto il Paese. Il tessuto produttivo appare già piuttosto sfibrato e la drastica riduzione del potere di acquisto sta facendo affiorare problemi che poi, intersecandosi con altre criticità sistemiche, rischiano davvero di generare un effetto deflagrante. Di fronte ad un quadro del genere, credo che si potrà procedere con l’individuazione di eventuali soluzioni solo dopo aver acquisito una reale volontà ad analizzare le cause che hanno portato a rincari incontrollabili: bisognerà interrogarsi sugli effetti che la liberalizzazione del gas sta generando, sull’impossibilità di esercitare un controllo sulle attività speculative della borsa di Amsterdam, sull’arretratezza degli investimenti sulle energie rinnovabili, sull’efficacia dello strumento delle sanzioni alla Russia e sull’incapacità di differenziare i canali di approvvigionamento energetico. Ciò che forse possiamo augurarci è che su tale settore i forti segnali critici di questo periodo possano indurre i vertici nazionali e comunitari a ridefinire radicalmente l’impostazione delle scelte energetiche, ambientali e geopolitiche che sono state compiute negli ultimi trent’anni”.

Redazione
© Riproduzione riservata
26/01/2023 10:22:52


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