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Mondo Politica: intervista a Vincenzo Tofanelli coordinatore di Azione per l'Altotevere

Unificazione tra Azione e Italia Viva: basta con gli interessi personali o la ricerca di visibilità

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È passato ad “Azione” dopo aver lasciato il Partito Democratico. Vincenzo Tofanelli è stato consigliere comunale di maggioranza, presidente del consiglio comunale e assessore a Città di Castello con l’amministrazione del sindaco Luciano Bacchetta. DI “Azione”, Tofanelli è anche e soprattutto il coordinatore per l’Altotevere e questa fase diventa interessante anche per il futuro dell’asse Renzi-Calenda.

Tofanelli, a che punto è il processo di unificazione fra Italia Viva e Azione in Umbria?

“Faccio una premessa: politicamente, il processo di unificazione tra Azione e Italia Viva va avanti spedito, tanto più ora e in questi casi – come è spesso avvenuto quando due forze politiche hanno deciso di unirsi: penso a Ds e Margherita nel Pd, tanto per citare un esempio – la partita si gioca a livello nazionale. Il regionale ne è una conseguenza, il provinciale viene ancora dopo. Se si parte a livello locale, infatti, non ci vuole niente per ingolfarsi: basta che una persona o due si mettano di traverso – magari per interessi meramente personali, come la paura di perdere visibilità o di non essere candidati a quel posto per il quale si preparano da anni – e tutto il progetto viene bloccato. Quindi, quello che posso dire è che qui in Altotevere siamo in vigile attesa: di fatto, c’è già un lavoro comune su alcuni temi, e siamo pronti con generosità all’unificazione. Qualcuno potrà mettersi di traverso? Non lo escludo. Ma se a livello nazionale ci sarà convinzione, andremo avanti senza intoppi”.

State lavorando per la creazione di un terzo polo a San Giustino: avete intenzione di correre separatamente dal resto del centrosinistra, anche se siamo in anticipo di oltre un anno dalle elezioni comunali?

“A San Giustino abbiamo l’esempio locale di un’unione in fase avanzata, tanto è che abbiamo costituito un coordinamento tra Azione, Italia Viva e Civici. Non è un’unione a freddo, ma si basa su dei progetti per il Comune condivisi sulle basi di un programma ben definito. Per quanto riguarda nello specifico le prossime amministrative, in effetti è ancora molto presto. Posso dire che ci avviciniamo con uno spirito laico, se mi si passa la parola: crediamo che le nostre proposte – alcune anche di discontinuità – siano molto valide e per questo siamo aperti a illustrarle alle parti politiche con le quali siamo più sintonia. Se troveranno ascolto, valuteremo poi a un possibile candidato comune; se non lo troveranno, vedremo, con la consapevolezza che un sindaco non si elegge con la firma di un accordo tra partiti, ma con il voto degli elettori. Per questo, ci confronteremo innanzitutto con le associazioni, il mondo delle imprese e le forze sociali”.

Dopo l’elezione di Elly Schlein alla segreteria nazionale, ritenete che gli insoddisfatti del Pd possano uscire e magari venire a rimpinguare le file della vostra alleanza?

“L’elezione di Elly Schlein ha vari aspetti. Il primo, positivo, è che dovrebbe riportare il Pd su dei valori di giustizia sociale che sono anche nostri e che lo stesso Partito Democratico sembra avere dimenticato negli anni, trasformandosi – spesso anche a livello locale – in un gruppo di potere al servizio di pochi dirigenti, tra l’altro sempre quelli. Il secondo, negativo, è che si rischia di confondere la giustizia sociale con la lotta al merito (che invece è cosa buona): è una visione un po’ sessantottina della politica, ma dal ’68 sono passati 55 anni e all’epoca molti di noi non erano neppure nati. Questo mette in difficoltà quelle cittadine e quei cittadini che si riconoscono maggiormente nei valori liberal democratici meno assistenzialistici e più vicini a chi “studia, lavora e produce”. Persone che non hanno rinunciato alla giustizia sociale, ma che vogliono coniugarla con il merito e che non credono più a slogan massimalisti”.

Problema migranti: come lo sta gestendo l’Italia in questa fase?

“Il tema immigrati è complesso e ha messo a dura prova gli slogan di destra: “blocco navale, la pacchia è finita, padroni a casa nostra, garantiremo il controllo dei confini”. È un problema che è dovuto a fattori esterni che sono le guerre, la mancanza dei diritti su alcuni paesi, alle povertà e le condizioni di vita. Queste persone disperate cercano di poter trovare una vita migliore per loro e i propri figli e non si possono colpevolizzare come il ministro dell’Interno ha fatto sui fatti di Cutro. Non è una novità che se ne deve far carico l’Europa perché tutti gli incontri su questo tema da venti anni ripetono le stesse conclusioni. Il problema che l’Europa non è unita sui ricollocamenti e i Paesi del gruppo Visigrad – a cominciare dai sovranisti dell’ungherese Orban, grande amico di Giorgia Meloni – non sono allineati al resto dell’Europa. Il mio pensiero, comunque, resta quello di salvare tutti a prescindere e poi di accogliere chi ha diritto e rimpatriare gli altri organizzando un flusso di ingressi regolari che ci servono tassativamente per coprire il calo demografico e poter far funzionare il nostro sistema produttivo. Domenica 5, all’Angelus, Papa Francesco ha parlato della tragedia di Cutro e ha chiesto per tutti noi “il dono di piangere”, cioè di tornare a commuoverci per la sorte dell’altro; sinceramente, in questi giorni tra i rappresentanti del governo ho visto molto più cinismo che commozione… e questa è la cosa che mi preoccupa maggiormente: da uomo, prima ancora che da cittadino”.

Redazione
© Riproduzione riservata
14/03/2023 11:16:13


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