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La fotografia naturalistica nel teleobiettivo di Alessandro Zanelli

Adrenalina pura a contatto con flora e fauna

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Chi ha detto che i giovani non si avvicinano alla fotografia? L’esempio è quello di Alessandro Zanelli, 35enne residente nella piccola frazione di Madonnuccia nel Comune di Pieve Santo Stefano affacciata sullo specchio d’acqua di Montedoglio. È proprio lui l’ospite del mese di maggio della rubrica ‘Passione Fotografia’, nella quale viene messo in evidenza colui che sì è appassionato dello scatto senza farne al tempo stesso una professione. Lavora in un’industria del territorio e insieme alla fotografia coltiva la passione per le due ruote: sia quelle con i pedali, ovvero la bicicletta, che le moto. Riesce pur sempre a far conciliare il tutto – famiglia compresa! – e la macchina fotografica è fissa nel bauletto. Quella che predilige resta la fotografia naturalistica: un genere che, come dice un po’ il nome stesso, concentra l’attenzione sulla natura che sia flora o fauna. Questo, di fatto, comporta degli appostamenti e anche lunghe attese a orari spesso improbabili: il tutto condito da un pizzico di fortuna. Accanto alla tradizionale reflex, tende ad abbinare talvolta delle fototrappole in punti strategici, le quali spesso regalano immagini uniche. Ci sono anche sogni che conserva gelosamente nel cassetto, come l’Africa: al tempo stesso, però, spera di poter tramandare la passione per la fotografia anche alle future generazioni… in primis ai suoi figli.

·        Come e quando nasce la passione per la fotografia?

“La passione per la fotografia è nata circa sei anni fa, facendo delle passeggiate vicino casa. Portai con me la macchina fotografica per cercare qualcosa da fotografare e mi ritrovai ai margini di un prato con una grande quercia. Non credevo ai miei occhi: sotto la pianta c’erano 15 daini che stavano riposando e, favorito dalle condizioni del vento, non mi sentirono arrivare. Da quel giorno, il mio modo di scoprire la natura e quel mondo magico nascosto mi hanno portato a studiare e ad approfondire anche quello della fotografia e delle sue tecniche”.

·        Quale tipo di fotografia preferisci fare?

“La fotografia naturalistica, ma a volte mi affaccio anche su eventi sportivi e, mentre sono in giro per la naturalistica, cerco di scattare pure foto a qualche paesaggio, se ne ho l’occasione”.

·        E durante le tue escursioni in Valtiberina, ma non solo, c’è stato un momento in cui hai avuto paura?

“Momenti di paura sinceramente non ne ho mai avuti, forse il termine più giusto è adrenalina. Ho avuto spesso incontri ravvicinati con molti animali come il cervo, il lupo, daini oppure cinghiali. Certamente, il livello di attenzione è massimo quando arrivano a pochi metri da te, così come un certo margine di sicurezza è molto importante da considerare. Si tratta pur sempre di animali selvatici e io in quel momento mi trovo a casa loro”.

·        Cosa ti affascina di più della fotografia?

“La possibilità di fermare il tempo per una frazione di secondo e di poterlo rivivere ogni volta che rivedi quell’immagine. Mentre la cosa più affascinante della fotografia naturalistica è sicuramente la scoperta di un mondo bello, nascosto, immenso e fatto di comportamenti, di rumori, di odori e di abitudini di esseri viventi che sicuramente non avrei mai pensato di vivere e di vedere così da vicino”.

·        Utilizzi dei programmi per la post-produzione, oppure lo scatto che pubblichi è sempre quello originale?

“Non sono un grande esperto di Photoshop o programmi simili, anche se mi piacerebbe molto poterli utilizzare al meglio. Il mio è un utilizzo davvero base, limito il tutto a ritagliare e a fare delle semplici regolazioni del colore oppure delle luci”.

·        L’altra tua passione, oltre alla bici, è quella della moto: la macchina fotografica è però sempre nel bauletto?

“Ovviamente, la macchina fotografica viene sempre con me. Sono sincero: non amo scattare con il cellulare. Per i giri in moto ho una fotocamera mirrorless ed essa mi accompagna sempre. In questo modo riesco a unire le mie due grandi passioni”.

·        C’è uno scatto a cui sei particolarmente legato?

“E’ quello che ‘non c’è’: perlomeno, non c’è nella realtà ma è dentro la mia testa. Si tratta di un incontro ravvicinato con un cervo in Casentino. Mi trovavo dietro una piccola collinetta in mezzo a un campo con erba molto alta, quando all’improvviso vedo spuntare l’estremità del palco del cervo stesso, che stava salendo dalla parte opposta la mia. Mi sono fermato per un momento, abbassato tra l’erba alta, quasi in ginocchio e dopo un attimo lui era a pochissimi metri da me. Ci siamo guardati, entrambi immobili per dieci secondi. Ora mi chiederai: ‘perché non hai scattato?’. Semplice! Avevo il selettore del teleobiettivo impostato da 10 metri a infinito e quindi, essendo più vicino della distanza minima, la macchina e l’obiettivo non sono riusciti a mettere a fuoco la scena. Garantisco che una delle più belle ‘foto’ che conservo è proprio questa”.

·        La fotografia, per te, è comunque da considerarsi una forma d’arte?

“Ci sono tantissimi fotografi che sono definiti degli artisti e questa espressione la trovo giusta. Personalmente, non considero ‘arte’ il mio modo di fare fotografia, bensì un semplice momento di svago a contatto con la natura e con tante altre belle cose. Poi se per qualcuno le mie fotografie possono essere definite ‘arte’, ben venga”.

·        C’è una soluzione per far avvicinare i giovani a questo mondo?

“Sicuramente, l’utilizzo dei social dove poter pubblicare gli scatti è una bella soluzione per far appassionare la gente e i giovani. È un sistema molto immediato e anche diretto. La fotografia è composta da diverse cose, come la pianificazione di un’uscita oppure le tecniche di scatto, senza dimenticare la post-produzione per poter dare quel tocco personale alla foto. Tutto questo richiede certamente del tempo, a volte anche sacrificio e un po’ di studio, almeno per iniziare a muovere i primi passi. Non tutti, però, sono disposti ad approfondire questo splendido mondo della fotografia ma già parlarne, condividere e magari pubblicare un articolo - come in questa occasione - è molto importante”.

·         Un sogno che conservi gelosamente nel cassetto, il quale speri che possa avversari al più presto?

“Il sogno nel cassetto è sicuramente un bel viaggio fotografico nel quale poter unire la naturalistica e la scoperta di culture e modi di vivere ben diversi dai nostri standard. L’Africa, le sue tribù e i suoi parchi naturalistici mi hanno sempre affascinato. Chissà!”.

Redazione
© Riproduzione riservata
22/06/2022 18:25:59


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